Coldiretti Emilia Romagna News - Coldiretti Emilia Romagna http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/ Fri, 18 Jan 2019 14:36:58 GMT http://www.rssboard.org/rss-specification http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/ 60 POMODORO: NECESSARIO ACCORDO ENTRO GENNAIO E PREZZI ADEGUATI L’Emilia Romagna rischia di abdicare al suo ruolo di regione produttore di pomodoro proprio nella prima campagna dopo l’entrata in vigore (agosto 2018) dell’indicazione obbligatoria dell’origine dei pomodori su conserve e salse, oltre che sul concentrato e i sughi. È l’allarme lanciato da Coldiretti Emilia Romagna alla vigilia dell’incontro che si terrà il 24 gennaio per l’accordo interprofessionale sul prezzo del pomodoro per la campagna 2019. È importante arrivare ad un accordo in tempi adeguati, entro gennaio – sostiene Coldiretti – per consentire agli agricoltori di programmare la messa in campo delle piantine ed è fondamentale fissare un prezzo che ripaghi i costi di produzione. Da troppi anni – prosegue Coldiretti – c’è una disaffezione dei coltivatori di pomodoro con un calo delle semine che dal 2009 al 2018 sono passate da 26.861 ettari poco più di 24 mila. In più – afferma Coldiretti – i prezzi pagati ai produttori sono fin dall’origine al di sotto dei costi di produzione: l’anno scorso l’accordo interprofessionale ha fissato un prezzo di 79,95 euro a tonnellata, quando il costo di produzione è di 90 euro a tonnellata. La continua corsa a pagare prezzi capestro, con aste al doppio ribasso – denuncia Coldiretti Emilia Romagna – strangolano gli agricoltori, che cominciano ad orientarsi verso altre colture. Purtroppo da anni assistiamo al fallimento degli organismi interprofessionali che non portano nessun vantaggio alle nostre campagne, invece – afferma Coldiretti regionale – proprio l’Emilia Romagna, dove il pomodoro viene raccolto tutto a macchina e dove si producono circa 2 milioni di tonnellate di pomodoro su 4,6 milioni di tonnellate nazionali, bisognerebbe avere il coraggio di fare la scelta di realizzare il distretto del pomodoro, un organismo cui partecipano tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai trasportatori, dall’industria alla grande distribuzione, compreso l’ente pubblico. “Noi lo chiediamo da anni – afferma Coldiretti Emilia Romagna  – ma nessuno ha mai voluto fare niente perché è più comodo lasciare l’attuale far west, dove ognuno cerca di strappare un vantaggio in più. Con il distretto invece tutti soggetti della filiera sarebbero impegnati a rispettare le regole, con l’ente pubblico nel ruolo di certificatore del rispetto delle norme nei vari passaggi lungo tutta la filiera, dalla produzione ai trasporti, dalla trasformazione alla grande distribuzione. In un sistema etico di giusta retribuzione, un chilogrammo di pomodoro verrebbe a costare pochi centesimi in più, ma si tratterebbe di un prodotto di altissima qualità che non può continuare ad essere trattato alla stregua di pomodoro d’importazione di bassa qualità”. Il pomodoro in Italia – sottolinea Coldiretti regionale – scaturisce da una filiera di eccellenza del Made in Italy che coinvolge circa 7.000 imprese agricole, oltre 100 imprese di trasformazione e 10.000 addetti, che esporta 2 miliardi di euro di derivati del pomodoro in tutto il mondo. Oggi – conclude Coldiretti – in Italia si consumano conserve di pomodoro per circa 30 chili a testa all’anno tra casa, ristorante o pizzeria. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/pomodoro-necessario-accordo-entro-gennaio-e-prezzi-adeguati.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=127108073 Fri, 18 Jan 2019 14:36:58 GMT DAZI: COLDIRETTI, ARRIVA FINALMENTE SCURE UE SU RISO ASIATICO Finalmente l’Unione Europea cambia rotta e fa scattare dalla prossima settimana i dazi nei confronti delle importazioni di riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myamar). Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna esprimendo soddisfazione per l’avvio da parte della Commissione Ue della procedura di approvazione che, salvo colpi di scena, si concluderà mercoledì 16 gennaio 2019 a seguito dell’adozione del regolamento con procedura scritta per l’entrata in vigore il giorno successivo la pubblicazione. Viene in particolare previsto – spiega Coldiretti – un periodo di reintroduzione dei dazi solo sul riso della varietà “Indica” lavorato per un periodo non superiore a tre anni, con un valore scalare dell’importo stesso da 175 euro a tonnellata nel 2019, 150 euro a tonnellata nel 2020 e 125 euro a tonnellata nel 2021; una proroga è possibile ove sia giustificata da particolari circostanze. Si tratta del risultato della mobilitazione della Coldiretti nelle piazze italiane e nelle sedi istituzionali che ha portato Bruxelles a riconoscere il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso che giustificano l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni a dazio zero” ha affermato il presidente nazionale Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “ora occorre lavorare per estendere anche al riso non lavorato”. Il riso “Indica” prodotto in Cambogia e Myanmar – precisa la Coldiretti – arriva infatti sul mercato della Ue in volumi e livelli di prezzo tali da determinare serie difficoltà agli operatori europei del settore e pertanto è stato giustamente chiesto il rispristino dei dazi nel triennio 2019-2022”. Oltre a fare concorrenza sleale ai produttori italiani sulla Birmania (Ex Myamar) pesa – ricorda Coldiretti - l’accusa di violazione dei diritti umani ed addirittura di “genocidio intenzionale” per i crimini commessi contro la minoranza musulmana dei Rohingya. La crisi è drammatica in Italia e mette a rischio il primato nazionale in Europa dove l’Italia – rileva la Coldiretti – è il primo produttore di riso con 1,40 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 219.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione europea con una gamma varietale del tutto unica. In Emilia Romagna la produzione di riso è pari a 500 mila quintali coltivati su una superficie di 8.000 ettari. Si conclude così una vicenda durata troppo tempo ed avviata formalmente il 16 febbraio 2018, quando l'Italia aveva presentato su sollecitazione della Coldiretti a Bruxelles richiesta a Bruxelles per il ripristino dei dazi invocando la clausola di salvaguardia prevista dalle norme europee nel caso i regimi commerciali preferenziali Ue per i paesi poveri creino difficoltà ai produttori europei. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/dazi-coldiretti-arriva-finalmente-scure-ue-su-riso-asiatico.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=126861813 Fri, 11 Jan 2019 15:05:58 GMT MADE IN ITALY: EMILIA ROMAGNA, CRESCONO (+16%) INVESTIMENTI GRANO DURO Il crollo delle importazioni di grano duro dal Canada nei primi 9 mesi del 2018 è un importante segnale per i 30 mila produttori di cereali dell’Emilia Romagna. È quando afferma Coldiretti Emilia Romagna alla luce del calo del 78% delle importazioni di grano duro dal Canada nei primi nove mesi del 2018. Il calo – ricorda Coldiretti regionale – è dovuto all’utilizzo in Canada in fase di pre-raccolta del glifosato, un diserbante che in Italia è vietato per questo uso. In Emilia Romagna – informa Coldiretti – vengono prodotti 4,2 milioni di quintali di grano duro, pari circa al 10% della produzione nazionale. La richiesta delle garanzie sull’italianità della pasta da parte dei consumatori italiani – commenta Coldiretti Emilia Romagna – ha portato alla crescita di accordi di filiera tra agricoltori e primarie industrie di pasta italiana con la proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato, dalla romagnola pasta Ghigi a De Sortis, da Sgambaro a Divella, fino a Voiello; che fa capo a Barilla,. Sotto la spinta del crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano e grazie all’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta, la produzione del grano duro e in Emilia Romagna, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat, è cresciuta negli ultimi otto anni del 16% passando dai 3,6 milioni di quintali del 2010 agli attuali 4,2 milioni, che colloca la nostra regione al terzo posto dopo Puglia e Sicilia. Intanto – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – è boom in Italia anche per la pasta di grani antichi come il Cappelli, un grano oggi selezionato in purezza dalla bolognese Sis (Società italiana Sementi), le cui semine sono aumentate del 400% raggiungendo nel 2018 i 5000 ettari. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/made-in-italy-emilia-romagna-crescono-16-investimenti-grano-duro.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=126860718 Fri, 11 Jan 2019 14:30:46 GMT ANNATA AGRARIA: E-R, IN 4 ANNI AUMENTO 20% VALORE PRODUZIONE AGRICOLA La produzione lorda vendibile (Plv) agricola dell’Emilia Romagna nel 2018 è cresciuta di circa il 2% rispetto al 2017. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna che specifica come il dato rappresenta una prima stima e che risultati più attendibili potranno esserci solo nei primi mesi del 2019, quando saranno completati i dati di alcune importanti produzioni soprattutto nel settore zootecnico. Anche se è un aumento più moderato rispetto agli ultimi anni, si tratta del quarto anno consecutivo di crescita della Plv – ricorda Coldiretti regionale – che in quattro anni è aumentata di oltre un quinto (20,5%) passando dai 4.094 milioni di euro del 2014 ai 4.935 del 2018, una crescita importante – commenta Coldiretti – che però non si è trasformata in reddito per le aziende. L’aumento di Plv per il 2018 – spiega Coldiretti Emilia Romagna – è dovuto da una combinazione tra minor produzione e aumento dei prezzi, un dato che è più evidente sul fronte della frutta dove pesche e nettarine hanno fatto registrare rispettivamente un calo produttivo rispettivamente del 3,8 e del 5,9 per cento con prezzi soddisfacenti e in rialzo rispetto all’anno scorso. Ancora più marcati i cali produttivi delle ciliegie (–18,2%), penalizzate dalla pioggia di giugno, e delle susine (–12,2%) che hanno ottenuto un buon risultato sul mercato. In calo anche il kiwi (–12,4%) con una partenza dei prezzi al ribasso per l’aumento della produzione nazionale e per la contemporanea presenza sul mercato di prodotti neozelandese. Inatteso l’andamento su mercato delle albicocche che, dopo la massiccia produzione del 2017 è tornata a livelli produttivi notevolmente più bassi (–41,5%) senza arrivare però a spuntare i prezzi sperati. Pere e mele hanno fatto registrare un leggero aumento (+3,3% le prime, +4,2% le seconde), con risultati diversi sul mercato: le pere pur con risultati in ribasso rispetto ai buoni prezzi degli ultimi anni, hanno spuntato un prezzo discreto, mentre le mele dopo una buona partenza hanno sofferto la concorrenza del prodotto arrivato dalla Germania e soprattutto dalla Polonia, che ha sforato in aumento tutte le previsioni di produzione. Sul fronte delle colture industriali, annata difficile per le barbabietole per la scarsa resa in zucchero nonostante l’aumento di produzione delle radici (+16,7%), aggravata dal crollo dei prezzi mondiali a causa dell’accumulo di scorte nei Paesi del Nord Europa e della concorrenza delle vendite sottocosto delle multinazionali francesi e tedesche allo zucchero italiano prodotto ormai quasi esclusivamente dalla cooperativa bolognese Coprob. Produzione scarsa per il pomodoro (–12%) con prezzi insoddisfacenti per la contrattazione interprofessionale ormai inadeguata a valorizzare la qualità del prodotto italiano. Buoni risultati sul mercato delle patate non solo per il calo produttivo dell’Emilia Romagna (–5,2%), ma anche per la scarsa produzione delle patate europee. Sul fronte dei cereali, calano frumento tenero e duro (entrambi attorno al –5,5%), l’orzo (–11%) e il riso (–13%), crescono invece mais (+10,3%) e sorgo (+30%), con prezzi che nei primi mesi di mercato hanno mandato segnali positivi per il frumento tenero, per il mais e il riso e mercato pesante per il frumento duro. Dopo il crollo produttivo del 2017, dovuto all’anomalo andamento meteorologico, il 2018 ha segnato il ritorno alla normalità produttiva con un recupero medio del 20% di produzione e con un’ottima qualità. Sul fronte zootecnico all’aumento di produzione del 2% del Parmigiano Reggiano, che assorbe l’80% del mercato del latte bovino regionale, si accompagna la crescita del 3,1% dei consumi nei primi undici mesi del 2018. Cresce in termini produttivi e di prezzi anche il mercato delle carni bovine e suine e discreto anche il settore ovino. L’aumento della Plv non si è però tramutato in reddito per gli agricoltori – commenta Coldiretti Emilia Romagna – in parte per l’aumento dei costi di produzione, con l’aumento dell’energia, dei prodotti fitosanitari, dei concimi e dell’alimentazione animale, in parte per la complessità e la lunghezza delle filiere agroalimentari che impediscono di suddividere equamente il reddito tra tutti i soggetti, in particolare verso i produttori all’origine di tutta la filiera. Il prezzo pagato alla produzione è sempre più spesso svincolato dai reali andamenti di mercato e dalla domanda finale, al punto che la diminuzione dei prezzi all’origine non porta quasi mai ad una diminuzione dei prezzi al consumo, spesso con una parificazione senza distinzione tra i prezzi dei prodotti esteri di qualità indefinita e quello del prodotto nazionale di qualità. La nostra organizzazione – afferma Coldiretti Emilia Romagna – è impegnata a ricercare strade per la valorizzazione della produzioni italiane, a partire da accordi di filiera attraverso “Filiera Italia” la nuova realtà associativa che nel 2018 per la prima volta ha visto il mondo agricolo e l’industria di eccellenza insieme per difendere la filiera agroalimentare nazionale sul mercato interno ed estero valorizzando la distintività del cibo italiano nella trasformazione e lavorazione industriale. Alcuni degli accordi di filiera realizzati nel 2018 riguardano prodotti e strutture emiliano romagnoli a partire dall’accordo di filiera della carne bovina che coinvolge con Coldiretti la più grande azienda agricola italiana, le Bonifiche Ferraresi, e il gruppo Cremonini, leader nel mercato italiano delle carni, fino all’accordo di filiera per i grani antichi, con la bolognese Sis, maggiore società sementiera italiana, passando per l’accordo tra il Consorzio Produttori Burro e Formaggio e l’azienda Montanari e Gruzza per il burro alta qualità ottenuto da panna da latte biologico e no-Ogm destinato al Parmigiano Reggiano, che utilizzerà il marchio ValParma su licenza del Consorzio Agrario di Parma. Contemporaneamente, Coldiretti è impegnata sul fronte della trasparenza e la tradizionale battaglia dell’organizzazione per l’etichettatura obbligatoria sull’origine del cibo si è esteso a livello europeo con una raccolta firme autorizzato dalla stessa Commissione Ue che vede coalizzato a fianco dell’Italiana Coldiretti un intero fronte europeo con la Fnsea, maggiore sindacato agricolo francese, la Ocu, principale associazione consumatori spagnola, Solidarnosc, lo storico sindacato Polacco, la Upa, i piccoli agricoltori di Spagna, Gaia, l’associazione degli agricoltori Greci, Green Protein, Ong svedese e ancora le italiane Slow Food, Fondazione Verde e Campagna Amica. Tutti raccolti sotto lo slogan “EatORIGINAL – Unmask your food” (Mangia originale – smaschera il tuo cibo). http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/annata-agraria-e-r-in-4-anni-aumento-20-valore-produzione-agricola-.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125992917 Fri, 21 Dec 2018 11:06:10 GMT NEVE: EMILIA ROMAGNA, ENTRATI IN AZIONE TRATTORI SPAZZANEVE DI COLDIRETTI Con l’arrivo della neve lungo tutto l’arco dell’Appennino emiliano romagnolo, fino a quote basse in città da Piacenza a Bologna, sono entrati in azione i trattori spazzaneve dei produttori agricoli. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna informando che i trattori agricoli sono circa un migliaio in tutta la regione allertati già nei giorni scorsi e reperibili a qualsiasi ora del giorno e della notte, pronti ad entrare in attività nelle strade assegnate. Si tratta di un servizio impegnativo – spiega Coldiretti Emilia Romagna – che testimonia l’importanza delle aziende agricole dislocate sul territorio che con il loro lavoro consentono la circolazione anche nelle aree più interne e difficili, evitando l’isolamento di case a aziende e garantendo le consegne di prodotti deperibili come il latte. L’arrivo della neve – commenta Coldiretti Emilia Romagna– è comunque importante per l’agricoltura e per le campagne perché consente il recupero delle risorse idriche e favorisce la produzione cerealicola, secondo il vecchio adagio “sotto la neve, pane”. L’unica preoccupazione – afferma Coldiretti Emilia Romagna – è il rischio di gelate che possono colpire gli ortaggi di stagione. La presenza diffusa delle imprese agricole – rileva Coldiretti regionale – assicura un intervento capillare di spazzaneve sul territorio. L’agricoltore “spazzaneve" può intervenire grazie – informa Coldiretti regionale – alla legge di Orientamento voluta fortemente dalla stessa Coldiretti, che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali "alla sistemazione e manutenzione del territorio" anche attraverso l'utilizzo di mezzi meccanici agricoli. Gli accordi – spiega Coldiretti – prevedono che in caso di nevicata l’agricoltore sia reperibile a qualsiasi ora del giorno e delle notte e resti in attività fino alla pulitura totale delle strade. Questo comporta - conclude la Coldiretti – che valutata la necessità di intervenire, l’incaricato del Comune faccia scattare le chiamate nelle cascine dove verranno messi in moto i trattori e agganciate le lame spazzaneve per passare subito all’azione nelle zone assegnate. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/neve-emilia-romagna-entrati-in-azione-trattori-spazzaneve-di-coldiretti.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125829305 Mon, 17 Dec 2018 11:40:07 GMT NATALE: EMILIA ROMAGNA, SPESA FOOD FAMIGLIE CRESCE PIÙ DEI REGALI In Emilia Romagna la spesa per il cibo del Natale 2018 cresce del 2%, più di quella per i regali che si ferma allo 0,5% in più, anche se l’aumento maggiore lo fanno registrare i viaggi con un +5% che recupera il forte calo dello scorso anno a causa delle tensioni internazionali. Lo afferma Coldiretti Emilia Romagna sulla base delle elaborazioni dei dati Deloitte sui consumi per le prossime festività natalizie, dalle quali emerge che in valori assoluti cibo e bevande con 281 milioni di euro si collocano al secondo posto dopo i regali (433 milioni di euro) e prima dei viaggi (239 milioni). In testa ai consumi di cibo per il pranzo natalizio – secondo le stime Coldiretti – nella nostra regione c’è la pasta tipica del territorio, dai tortellini ai cappelletti dagli anolini alle tagliatelle, fino alle lasagne. Per Natale si cerca pasta fatta rigorosamente a mano, anche se le mani – afferma Coldiretti regionale – non sono più quelle delle madri o delle nonne, ma per il 70% si tratta di pasta acquistata nei negozi di sfogline o nei ristoranti organizzati per produrre per conto terzi, il cui numero nelle città in dieci anni è più che raddoppiato. Subito dopo la pasta, nel menu di Natale degli emiliano romagnoli regnano cotechino e zampone, due prodotti Igp che compaiono anche su molte tavole al di fuori della regione, ma non mancheranno altre specialità del territorio regionale a denominazione d’origine, soprattutto negli antipasti, con il culatello di Zibello, i prosciutti di Parma e di Modena, i salumi di Piacenza. Tra i dolci, il panettone e il pandoro hanno ancora il primato, ma avranno spazio anche delizie locali come il Pampepato Igp di Ferrara, il Panone e il Certosino a Bologna, la Spongata a Parma e Reggio Emilia. Per il brindisi, la preferenza va ai vini nazionali, in particolare allo spumante che viene preferito allo champagne. Due emiliano romagnoli su tre consumeranno i pasti in casa. Il ritorno in cucina – afferma Coldiretti regionale – spinge anche verso una scelta attenta degli ingredienti, con una forte tendenza alla ricerca di materie prime fresche e genuine. Il risultato è un vero boom degli acquisti nelle fattorie o nei mercatini degli agricoltori dove – secondo Coldiretti regionale –faranno la spesa di Natale quasi un emiliano romagnolo su quattro. La presenza personale del produttore – afferma Coldiretti Emilia Romagna – è la migliore garanzia sull’originalità dei prodotti alimentari. Il produttore può offrire informazioni dirette sul luogo di produzione e sui metodi utilizzati ed è anche la garanzia del legame con il territorio. In Emilia Romagna, grazie alla rete di Campagna Amica si contano oltre mille punti di vendita diretta dei produttori agricoli tra aziende, botteghe e mercati, rintracciabili con un semplice click sul sito www.campagnamica.it, dove è possibile individuare i punti vendita per regione, provincia e comune e selezionare anche le categorie di prodotti desiderati. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/natale-emilia-romagna-spesa-food-famiglie-cresce-piu-dei-regali.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125829197 Mon, 17 Dec 2018 11:36:56 GMT ONU: COLDIRETTI, SALVA DA GOGNA PRODUZIONE DI QUALITÀ EMILIA ROMAGNA Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma non saranno messi sotto accusa. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna sottolineando che è stata sventata una pericolosa deriva internazionale per mettere sul banco degli imputati i principali prodotti del Made in Italy a causa del loro contenuto in sale, zucchero e grassi, anche con l’apposizione di allarmi sulle confezioni o l'introduzione di tasse per scoraggiarne i consumi. Coldiretti regionale esprime apprezzamento per la versione definitiva della risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla nutrizione. L’attenta e preziosa attività diplomatica del nostro Paese – afferma Coldiretti Emilia Romagna – ha permesso di evitare bollini allarmistici o tasse per dissuadere il consumo di certi alimenti che avrebbero messo alla gogna l’85% in valore del Made in Italy a denominazione di origine (Dop), dal Parmigiano Reggiano al Prosciutto di Parma fino all’extravergine di oliva considerato unanimemente un elisir di lunga vita. Si tratta di una decisione – afferma Coldiretti Emilia Romagna – che deve rappresentare un freno al diffondersi di sistemi di informazione visiva come l’etichetta a semaforo inglese, ma anche il nutriscore francese o i bollini neri cileni che mettono a rischio prodotti Made in Italy dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo”. Ora occorre lavorare – afferma Coldiretti Emilia Romagna – perché il bisogno di informazioni del consumatore sui contenuti nutrizionali sia soddisfatto nella maniera più completa e dettagliata, ma anche con chiarezza, a partire dalla necessità di usare segnali univoci e inequivocabili per certificare le informazioni più rilevanti per i cittadini, a partire dall’obbligo dell’etichetta d’origine su tutti gli alimenti. Per questo la stessa Coldiretti ha promosso a Bruxelles insieme ad altre nove organizzazioni l’Iniziativa Europea dei Cittadini “EatORIGINal – Unmask your food” al fine di garantire la trasparenza in tutta la catena alimentare. Il sito per sottoscrivere l’iniziativa è: www.eatoriginal.eu. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/onu-coldiretti-salva-da-gogna-produzione-di-qualita-emilia-romagna.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125743806 Fri, 14 Dec 2018 11:54:02 GMT DOP E IG : EMILIA ROMAGNA, PRIMATO VALORE PRODUZIONE ED EXPORT Due primati dell’Emilia Romagna nel settore del cibo di qualità: con il Parmigiano Reggiano la nostra regione è sul gradino più alto del podio per il primo prodotto per valore all’origine (1,34 miliardi di euro), mentre con l’Aceto balsamico di Modena Igp è al primo posto per il valore delle esportazioni (897 milioni di euro). Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati del Rapporto Ismea – Qualivita 2018 sui prodotti Dop/Igp dal quale si evidenzia che il sistema italiano di qualità “Food and wine” conta u 822 specialità tutelate che sviluppano un valore alla produzione di 15,2 miliardi con un aumento del 2,6% su base annua. In Emilia Romagna – informa Coldiretti regionale – i prodotti Dop e Igp nel settore del cibo sono 44, mentre 29 riguardano il vino, per un valore complessivo alla produzione di 3,3 miliardi di euro (+9% sull’anno precedente) di cui 2,9 miliardi per il cibo e 389 milioni per il vino. Insieme al valore di cibo e vino a denominazione d’origine – commenta Coldiretti Emilia Romagna – sale anche il valore del falso made in Italy agroalimentare nel mondo che con un aumento record del 70% negli ultimi dieci anni ha raggiunto i 100 milioni. L’Emilia Romagna, i cui prodotti imitati hanno raggiunto un valore di oltre 12 miliardi, con il Parmigiano Reggiano ha anche il primato del prodotto italiano più imitato nel mondo dove i vari parmesan, parmesao e regianito hanno ormai superato l’originale. La produzione alimentare italiana che nelle esportazioni ha superato i 40 miliardi – afferma Coldiretti Emilia Romagna – potrebbe dare un contributo ancora maggiore alla crescita del Pase se dagli accordi venisse un chiaro stop alla contraffazione alimentare internazionale, purtroppo a far crescere le imitazioni estere è stata la “fame” di Italia all’estero con la proliferazione di imitazioni low cost ma, a preoccupare è anche la nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (Ceta). Per la prima volta nella storia, l’Unione Europea – spiega Coldiretti regionale – ha legittimato infatti in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/dop-e-ig-emilia-romagna-primato-valore-produzione-ed-export.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125714007 Thu, 13 Dec 2018 12:39:22 GMT LAVORO: EMILIA ROMAGNA, SCATTA CORSA ALL’OSCAR PER 3.300 GIOVANI Scatta la corsa all’Oscar per 3.300 giovani che in Emilia Romagna hanno investito in agricoltura, settore in cui l’occupazione giovanile risulta in costante crescita, con le nuove generazioni sempre più disposte a sognare un futuro in campagna. E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti Emilia Romagna sulla base di dati di Unioncamere, in occasione del via all’Oscar Green 2019, il premio all’innovazione per le imprese che creano sviluppo e lavoro. La rinnovata attrattività della campagna per i giovani – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – si riflette nella convinzione comune che l’agricoltura sia diventata un settore capace di offrire e creare opportunità occupazionali e di crescita professionale, peraltro destinate ad aumentare nel tempo. Non a caso secondo un’analisi Coldiretti/Censis, oltre otto italiani su dieci (82,1%) sarebbero contenti se il proprio figlio lavorasse in agricoltura con la percentuale che sale addirittura all’86,2% se si considerano i soli genitori laureati, dalla quale emerge anche che appena il 5,4% delle mamme e dei papà sarebbe contrario a vedere il figlio in campagna mentre il restante 12,5% non prende posizione. Al premio Oscar Green, promosso da Coldiretti Giovani Impresa, sarà possibile iscriversi fino al 18 marzo 2019 attraverso il sito giovanimpresa.coldiretti.it oppure accedendo direttamente al sito www.oscargreen.it in una delle sei categorie di concorso. La prima, “Impresa3.Terra”, premierà i progetti di quelle giovani aziende agroalimentari che hanno creato una cultura d’impresa esemplare, riuscendo a incanalare creatività, originalità e grande abilità progettuale per lo sviluppo e la crescita dell’agricoltura italiana coniugando tradizione e innovazione. La categoria “Campagna Amica” – continua Coldiretti Emilia Romagna – valorizzerà i prodotti tipici italiani su scala locale, nazionale e mondiale rispondendo alle esigenze dei consumatori in termini di sicurezza alimentare, qualità e tutela ambientale. “Sostenibilità” ambientale è la parola d’ordine di quei progetti che promuovono un modello di sviluppo sostenibile, riducendo al minimo la produzione di rifiuti, risparmiando energia e materiali attraverso processi che tutelano l’ambiente. “Fare Rete” prende in esame quei modelli di imprese, cooperative, consorzi agrari, società agricole e start up, capaci di creare reti sinergiche in grado di massimizzare i vantaggi delle aziende agroalimentari e del consumatore finale. Si tratta – rileva Coldiretti – di progetti promossi nell’ambito di partenariati variegati, che coniugano agricoltura e tecnologica così come artigianato tradizionale e mondo digitale, arrivando fino agli ambiti del turismo, del design e di ricerca accademica. “Noi per il sociale” promuove quei progetti volti a rispondere a bisogni della persona e della collettività, grazie alla capacità di trasformare idee innovative in servizi e prodotti destinati a soddisfare esigenze generali e al tempo stesso creare valore economico e sociale. A questa categoria possono partecipare Enti Pubblici, Cooperative e Consorzi capaci di creare sinergia con realtà agricole a fini sociali. Solo per questa categoria l’età non è vincolante. “Creatività”, infine, centra l’attenzione sull’originalità di idea, di prodotto e di metodo.   http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/lavoro-emilia-romagna-scatta-corsa-all-oscar-per-3-300-giovani.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125476772 Fri, 07 Dec 2018 11:31:05 GMT MANOVRA: EMILIA ROMAGNA, TAGLIO ACCISE PER 117 BIRRIFICI ARTIGIANALI È una misura che in Emilia Romagna sostiene il boom dei birrifici artigianali che sono quasi quadruplicati dal 2010 ad oggi, passando da 24 a 117, con un incremento del 390 per cento. Lo afferma Coldiretti Emilia Romagna nell’esprimere apprezzamento per l’approvazione dell’emendamento che sostiene i birrai artigianali prevedendo una riduzione delle accise del 40% per chi produce fino a 10mila ettolitri l’anno. A spingere la nascita di nuove attività è un consumo che – spiega Coldiretti regionale – è diventato negli anni sempre più raffinato. In Emilia Romagna – informa Coldiretti sulla base dei dati dell’osservatorio regionale del Commercio – la birra viene consumata soprattutto a cena ed è preferita dal 33,4 per cento dei consumatori, subito dopo vino (40%), ma prima di quelli che bevono bevande analcoliche (13,2%) o solo acqua (10,1%). A pranzo invece solo il 21,8% beve birra, il 41,4% beve vino, il 17,4% bevande analcoliche e il 17,2% solo acqua. Oltre a contribuire all’economia, la birra artigianale rappresenta anche una forte spinta all’occupazione soprattutto tra gli under 35 che sono i più attivi nel settore con profonde innovazioni che – afferma la Coldiretti – vanno dalla certificazione dell’origine a chilometri zero al legame diretto con le aziende agricole ma anche la produzione di specialità altamente distintive o forme distributive innovative come i “brewpub” o i mercati degli agricoltori di Campagna Amica. Stanno nascendo anche nuove figure professionali – continua Coldiretti – come il “sommelier delle birra” che conosce i fondamentali storici dei vari stili di birre ed è capace di interpretarne, tramite opportune tecniche di osservazione e degustazione, i caratteri principali di stile, gusto, composizione, colore, corpo, sentori a naso e palato e individuarne gli eventuali difetti, oltre a suggerire gli abbinamenti ideali delle diverse tipologie di birra con primi piatti, carne o pesce e anche con i dolci. La birra è sempre più bevanda di degustazione con richiami al territorio e al Made in Italy, due caratteristiche evocate, non sempre a proposito – conclude la Coldiretti – da etichette e pubblicità anche dai grandi marchi industriali. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/manovra-emilia-romagna-taglio-accise-per-117-birrifici-artigianali.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125427916 Thu, 06 Dec 2018 12:21:22 GMT CONSUMO DEL SUOLO: EMILIA ROMAGNA, OGNI GIORNO SCOMPAIONO 12.500 M2 Tra il 2016 e il 2017 In Emilia Romagna sono stati consumati ogni giorno 12.500 metri quadrati di terreno naturale e agricolo, in pratica più di un ettaro al giorno. Lo rende noto Coldiretti regionale alla vigilia della giornata del suolo che si celebra domani, 5 dicembre. In base al rapporto 2018 sul consumo di suolo dell’Istituto superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) – afferma Coldiretti Emilia Romagna – tra il 2016 e il 2017 nella nostra regione è stato consumato terreno agricolo naturale per oltre 4 milioni e mezzo di metri quadrati, pari a 650 campi di calcio. In questo modo il terreno diventato artificiale nel 2017 ha raggiunto – informa Coldiretti regionale – i 221.645 ettari, un dato che colloca la nostra regione al terzo posto per consumo di suolo in Italia, subito dopo la Lombardia (310.156 ettari) e il Veneto (226.530). il terreno cementificato – sottolinea Coldiretti regionale – è pari al 9,9 dell’intera superficie regionale, una percentuale superiore alla media nazionale che si attesta al 7,65%. La cementificazione e l’abbandono del suolo – commenta Coldiretti Emilia Romagna – oltre a sottrarre terreno ad una produzione agricola di qualità, riducono la capacità dell’assorbimento dell’acqua da parte dei terreni e rendono il territorio più fragile aumentando il rischio di frane e alluvioni. Su un territorio sempre più artificiale e più fragile, i cambiamenti climatici degli ultimi anni – sottolinea Coldiretti regionale – hanno portato a precipitazioni sempre più intense con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno impermeabilizzato dall’urbanizzazione e dalla cementificazione non riesce ad assorbire, La conseguenza – afferma Coldiretti regionale – è un aumento del rischio di alluvioni e un incremento della situazione franosa della nostra regione. Secondo elaborazioni Coldiretti su dati del servizio Geologico regionale, in Emilia Romagna ci sono più di 38 mila frane attive, per una superficie di quasi 70 mila ettari, e più di 32 mila frane quiescenti, che coprono 181 mila ettari. In pratica l’11,3 per cento del territorio regionale è soggetta frane, percentuale che aumenta decisamente se si considera che la provincia di Ferrara e tutto il territorio a nord della via Emilia sono esenti da movimenti franosi. Ad essere più colpito è, naturalmente, il territorio collinare e montano, area dove – ricorda Coldiretti – è in forte calo la presenza dell’agricoltura che negli ultimi venti anni ha visto più che dimezzato il numero delle aziende agricole, rimaste oggi poco più di 20 mila nell’Appennino da Piacenza a Rimini. Il venir meno della cura dei terreni e dei fossi – commenta Coldiretti – ha contribuito non poco alla diffusione delle frane che in questo momento interessano 200 delle 333 amministrazioni comunali emiliano romagnole. Per proteggere la terra e i cittadini che vi vivono – afferma Coldiretti Emilia Romagna – bisogna difendere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola. Per questo Coldiretto Emilia Romagna ha sostenuto la legge regionale n. 24 del 21 dicembre 2017 (“Disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio”), in vigore dall’1 gennaio 2018, che ha l’obiettivo del consumo di suolo a saldo zero entro il 2050. Nel frattempo – ricorda Coldiretti regionale – i Comuni dovranno adeguare gli strumenti urbanistici entro tre anni e concludere il processo nei due anni successivi e il consumo di suolo dovrà essere contenuto entro il 3% del territorio urbanizzato. Con la nuova normativa – conclude Coldiretti Emilia Romagna – il consumo di suolo nelle aree agricole è consentito solo per opere pubbliche e di pubblica utilità se viene dimostrata l’impossibilità di riutilizzare aree già urbanizzate e assicurando il minor impatto e consumo di suolo possibile. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/consumo-del-suolo-emilia-romagna-ogni-giorno-scompaiono-12-500-m2.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125334945 Tue, 04 Dec 2018 10:33:47 GMT FUTURO E INNOVAZIONE AL PRIMO CONSIGLIO REGIONALE DEI SENIOR Sono la guida del Cupla, il Coordinamento Unitario Pensionati Lavoratori Autonomi, e il forum intergenerazionale alcuni dei prossimi importanti impegni dell’associazione Pensionati Coldiretti dell’Emilia Romagna. È quanto emerso al prima riunione del nuovo consiglio dei “senior” Coldiretti emiliano romagnoli che si sono riuniti a Bologna, a palazzo Merendoni, sotto la guida del presidente regionale, Paolo Monari, e alla presenza del presidente nazionale, Giorgio Grenzi. Accolti dal direttore regionale, Marco Allaria Olivieri e dalla segretaria dell’associazione pensionati, Vania Ameghino, i “senior” hanno discusso dei prossimi appuntamenti, in particolare del coordinamento del Cupla che dal 2019 toccherà all’associazione pensionati di Coldiretti, che rileverà i pensionati di Cna. Il presidente Monari ha focalizzato l’attenzione sulle iniziative svolte nel mese di novembre in Emilia Romagna, in particolare sulle feste del ringraziamento, luogo di incontro con tutta la comunità e le aziende di Campagna Amica. Il presidente ha inoltre sottolineato l’importanza dell’apertura del mercato coperto di Ravenna come recupero della tradizione, delle ricette antiche, il legame sempre più forte tra il passato costruito dai senior e l’innovazione agricola dei giovani. Il presidente ha inoltre presentato l’interessante progetto di Coldidattica Emilia Romagna che ha creato una rete tra le nostre aziende dedite all’attività di educazione alimentare e ambientale per scuole e famiglie. “Tali attività –ha detto Monari – si concretizzano con progetti e modalità innovativi ricordando l’innovazione dipende anche dal nostro sapere passato e quindi anche dai senior, testimoni di tradizione, cultura e cibo” Il presidente nazionale Grenzi ha annunciato che l’associazione è intenzionata ad avviare al più presto i “forum intergenerazionali” tra senior, giovani e donne Impresa. “Riteniamo – ha detto Grenzi – che sia molto importante mettere a confronto tutto ciò che è esperienza dei senior, il lavoro e l’impegno nel sociale delle donne e la capacità di innovazione dei giovani per consolidare quelli che oggi sono le tematiche portata avanti da Coldiretti, dalla trasparenza di ciò che portiamo a casa, al recupero del cibo della tradizione, all’impegno a tutelare e promuovere il territorio” http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/futuro-e-innovazione-al-primo-consiglio-regionale-dei-senior.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125332254 Tue, 04 Dec 2018 08:56:22 GMT AGRICOLTURA: E-R, GIORNATE RINGRAZIAMENTO VETRINA DELLA BIODIVERSITÀ Grande successo della Giornata del Ringraziamento celebrata durante il mese di novembre e il primo fine settimana di dicembre, da Coldiretti in Emilia Romagna, da Piacenza fino a Rimini, condividendo il messaggio dei vescovi italiani per la difesa della biodiversità e contro l’omologazione dei mercati. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna, sottolineando che la Giornata celebrata dai coltivatori come momento di ringraziamento per i frutti dell’annata agraria e per invocare la benedizione sui lavori della nuova annata, ha coinvolto coltivatori e cittadini sulla ricchezza delle tante agricolture e produzioni che fanno dell’Emilia Romagna uno degli scrigni agroalimentari più ricchi in Italia, con 6.050 specie del mondo animale e 3.250 specie vegetali che nelle campagne hanno dato vita ad una enogastronomia unica, fatta di 44 prodotti a denominazione d’origine, 393 prodotti iscritti all’albo dei prodotti tradizionali e 29 vini tra Doc, Igt e Docg. Non a caso – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – nelle varie giornate del ringraziamento promosse a livello provinciale e locale, molto frequentati e apprezzati sono stati i mercati di Campagna Amica, che hanno offerto ai cittadini la possibilità di acquistare direttamente dagli agricoltori i prodotti del territorio, da quelli più conosciuti a quelli a rischio di scomparire, come le pere volpine, le mele campanine, i salumi di mora romagnola. Molto i cittadini che hanno firmato la petizione Eat original! Unmask your food” (“Mangia originale, smaschera il tuo cibo”), tra cui l’arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, e il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, per chiedere all’Unione Europea di rendere obbligatoria l’indicazione di origine degli alimenti. Si tratta di una petizione europea che ha avuto il sostegno di numerose organizzazioni e sindacati di rappresentanza al fianco di Coldiretti: dalla Fnsea (il maggior sindacato agricolo francese) alla Ocu (la più grande associazione di consumatori spagnola), da Solidarnosc (storico e importante sindacato polacco) alla Upa (l’Unione dei piccoli agricoltori in Spagna), da Slow Food a Fondazione Univerde a Gaia (associazione degli agricoltori greci). La raccolta firme prosegue con l’obiettivo di dare la possibilità a livello europeo di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti dopo che l’Italia, affiancata anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania, Romania e Spagna, ha già adottato decreti nazionali per disciplinarlo in alcuni prodotti come latte e derivati, grano nella pasta e riso. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/agricoltura-e-r-giornate-ringraziamento-vetrina-della-biodiversita.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125299643 Mon, 03 Dec 2018 11:07:19 GMT AMBIENTE L’esperienza e il know how della più grande aziende agricola d’Italia messi al servizio di singole aziende dell’Emilia Romagna per una agricoltura che utilizza i satelliti artificiali per coltivare il terreno con metodi sempre più rispettosi del suolo e dell’ambiente. È una iniziativa promossa da Coldiretti regionale, attraverso la sua società di servizi Impresa Verde Emilia Romagna Srl, che ha realizzato un progetto di consulenza tramite le attività formative del Catalogo Verde finanziate dal Piano di Sviluppo rurale 2014-2020. Ne dà notizia la stessa Coldiretti regionale che ha messo a punto il progetto coinvolgendo nella realizzazione Ibf Servizi, società costituita da Bonifiche Ferraresi, la più grande azienda agricola italiana con 6.500 ettari di terreno, e da Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare). L’Ibf Servizi – informa Coldiretti Emilia Romagna – è la prima società che eroga servizi di agricoltura di precisione. Con il progetto di Coldiretti Emilia Romagna, Ibf Servizi mette a disposizione di aziende agricole di cinque province emiliano romagnole (Ferrara, Modena, Reggio Emilia, Ravenna, Bologna) le sue competenze nella cosiddetta agricoltura di precisione (precision farming) e gli agricoltori interessati al servizio riceveranno la consulenza direttamente in azienda. Tramite il telerilevamento da satelliti e il campionamento e monitoraggio sul campo, le aziende agricole avranno a diposizione mappe aziendali e sistemi computerizzati che consentiranno di concimare e irrigare il terreno secondo le reali necessità, evitando distribuire quantitativi di concime e di acqua in eccesso, riducendo così anche i rischi di eventuali inquinamento da nitrati. Il progetto di consulenza – spiega Coldiretti Emilia Romagna – riguarda in particolare la coltivazione del grano e costituisce una sorta di “tutoraggio” verso aziende di diverse estensioni, che potranno avvalersi dell’esperienza applicata su un’azienda di grandi dimensioni che ha già sperimentato le innovazioni più avanzate dell’agricoltura di precisione. Bonifiche Ferraresi – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – si avvale, infatti, da un lato della partecipazione di un ente pubblico come Ismea, esperta in competitività aziendale, e dall’altro della collaborazione di partner accademici e scientifici che supportano le finalità di IBF Servizi con la loro attività di ricerca, sperimentazione e diffusione dei metodi dell'agricoltura di precisione. L’obiettivo – conclude Coldiretti regionale – è consentire ad un numero vasto di aziende di accedere a servizi per il miglioramento della competitività, l'incremento della qualità, la riduzione dei costi, la sostenibilità degli impatti ambientali. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/ambiente.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125184278 Fri, 30 Nov 2018 09:45:56 GMT OCCUPAZIONE: PATTO PER I GIOVANI, +3,2% IMPRESE AGRICOLE UNDER 35 L’agricoltura è l’unico settore in Emilia Romagna con un trend di crescita delle aziende. È quanto comunica Coldiretti Giovani Impresa in occasione della presentazione avvenuta questa mattina in regione con l’intervento dell’assessore regionale alle Politiche europee e alla scuola, Patrizio Bianchi, del piano regionale di Attuazione Garanzia Giovani che si inserisce nel “Patto per il Lavoro Giovani Più” firmato il 12 novembre scorso dalla Regione Emilia Romagna con le parti sociali, tra cui Coldiretti. In Emilia Romagna, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Unioncamere, le imprese condotte da under 35 a settembre scorso erano cresciute del 3,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017, risultando l’unico settore in crescita a fronte di una riduzione del 3,3 per cento delle aziende giovanili emiliano romagnole. A fronte di una disoccupazione giovanile diffusa – afferma Coldiretti Emilia Romagna – il settore agricolo continua invece a richiamare giovani, come testimoniano negli ultimi sette anni la crescita a livello nazionale del 14,5 per cento delle iscrizioni alla facoltà di Agraria, contro un calo del 6,8 per cento degli universitari, secondo un’analisi di Coldiretti sulla base dei dati dell’Anvur, l’Istituto nazionale per la valutazione della ricerca scientifica e dell’università italiana”. L’incremento delle imprese giovanili in agricoltura – rileva Coldiretti regionale – va in controtendenza anche rispetto al calo generalizzato delle aziende agricole e sta rivoluzionando il lavoro in campagna dove il 70 per cento delle aziende guidate da giovani opera in attività multifunzionali che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dalle fattorie didattiche agli agriturismi, dalla cura del verde in parchi e giardini alla produzione di energie rinnovabili. Il risultato – continua Coldiretti Emilia Romagna – è che le aziende agricole guidate da giovani, secondo rilevazioni Coldiretti, possiedono una superficie superiore di oltre il 54 per cento della media, un fatturato più elevato del 75 per cento e il 50 per cento di occupati in più. “La rinnovata attrattività della campagna per i giovani – ha detto il delegato regionale di Coldiretti Giovani Impresa, Andrea Degli Esposti – conferma che il settore primario è capace di offrire e creare nuove opportunità occupazionali e di crescita professionale, sia per chi vuole mettere alla prova le sue capacità imprenditoriali, sia per chi vuole trovare un’occupazione anche temporanea per fare un’esperienza di lavoro a contatto con la natura. Per questo Coldiretti Giovani impresa Emilia Romagna in questi giorni sta svolgendo una serie di incontri sul territorio per conoscere le esigenze dei giovani nelle proprie aziende e nei propri territori al fine di individuare interventi, soprattutto sul piano formativo, per sostenere ancora di più la presenza giovanile nel settore agricolo”. Tra chi fa dell’agricoltura una scelta di vita accanto al numero crescente di quanti hanno scelto di raccogliere il testimone dei genitori, la vera novità rispetto al passato – continua Coldiretti Emilia Romagna – sono le new entry da altri settori o da diversi vissuti familiari che hanno deciso di scommettere sulla campagna con estro, passione, innovazione e professionalità, i cosiddetti agricoltori di prima generazione. Secondo una analisi della Coldiretti/Ixè, tra queste new entry giovanili nelle campagne, ben la metà è laureata, il 57 per cento ha fatto innovazione, ma soprattutto il 74 per cento è orgoglioso del lavoro fatto e il 78 per cento è più contento di prima. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/occupazione-patto-per-i-giovani-3-2-imprese-agricole-under-35.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=125078403 Tue, 27 Nov 2018 14:32:30 GMT CONSUMI: EMILIA ROMAGNA, ARRIVA L’OLIO NUOVO, IN CALO DELL’11,2% Poco ma buono. Scende a circa 11 mila quintali la produzione di olio extravergine d’oliva dell’Emilia Romagna con un calo dell’11,2% per cento rispetto agli oltre 12.400 quintali del 2017. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) alla vigilia della “festa dell’olio e della molitura delle olive” che si svolgerà nei mercati di Campagna Amica nel fine settimana del 24 e 25 novembre. A pesare sul calo produttivo – spiega Coldiretti regionale – sono stati il gelo invernale di Burian e i venti accompagnati dalla pioggia durante la fioritura che hanno ridimensionato pesantemente i raccolti in tutta Italia, dove la produzione è in calo del 38 per cento. La qualità – secondo Coldiretti Emilia Romagna – risulta però elevata e i consumatori potranno constatarlo personalmente nei mercati di Campagna Amica dove sarà in degustazione l’olio nuovo a partire da quello di Brisighella, il primo olio ad ottenere la denominazione d’origine controllata (Dop), che sarà messo in degustazione sabato 24 novembre dalle 8.30 alle 13.00 al mercato coperto di Campagna Amica di Ravenna in piazza dei Carabinieri (angolo via Bovini - via Canalazzo) insieme con l’olio di antiche varietà di olive come la Nostrana di Brisighella, l’Orfana, la Ghiacciola, che saranno accompagnate da pane biologico. Sempre sabato 24 novembre dalle 9.00 alle 12.30 a Parma, presso il mercato di Campagna Amica del Barilla Center si svolgerà un laboratorio sull’olio extravergine d’oliva con attività didattiche per le scolaresche e degustazioni guidate per tutti i clienti del mercato. Domenica 25 novembre sarà la volta del mercato Campagna Amica di Prosperino a Reggio Emilia in piazza san Prospero dove dalle 9.00 alle 19.00 ci saranno informazioni e degustazioni dell’olio extravergine. In tutti gli eventi – informa Coldiretti Emilia Romagna – ci sarà la raccolta firme per la petizione “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo) con la quale i consumatori potranno chiedere alla Commissione di Bruxelles di agire sul fronte della trasparenza e dell’informazione sulla provenienza di ciò che mangiano, un’iniziativa approvata dalla stessa Commissione UE e promossa da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica, che ha il sostegno di numerose organizzazioni italiane ed europee. Quella dell’ulivo è una coltura che in Emilia Romagna è in costante crescita: secondo l’analisi di Coldiretti su dati Istat, gli impianti di ulivo sono aumentati in dieci anni del 30%, passando dai 3.051 ettari del 2006 ai 3.971 ettari del 2017. Grazie anche ai cambiamenti climatici, con l’innalzamento della temperatura media la pianta dell’ulivo ha ripreso ad essere coltiva in tutte le province emiliano romagnole, eccetto Ferrara. La parte del leone spetta alla Romagna, con Rimini che coltiva 1.644 ettari, seguita da Forlì-Cesena con 1.345. In queste due province viene prodotto l’olio extravergine d’oliva Dop “Colline di Romagna”. La provincia di Ravenna, dove vengono coltivati 600 ettari, con l’extravergine di Brisighella ha il primato della prima Dop di olio in Italia. Anche in provincia di Bologna la coltivazione è in ripresa, con 320 ettari, mentre gli uliveti sono più contenuti nelle restanti province: Modena (20 ettari), Piacenza (18), Parma (16) Reggio Emilia (12). Il patrimonio olivicolo dell’Emilia Romagna – informa Coldiretti regionale – è determinante sul piano economico, paesaggistico e ambientale. La coltura occupa, infatti, aree marginali che presentano elevate pendenze, difficili da coltivare, ed è proprio in questi ambiti territoriali che l’olivo diventa un importante elemento del paesaggio rurale e svolge un ruolo insostituibile di salvaguardia dell’ambiente contro il dissesto idrogeologico. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/consumi-emilia-romagna-arriva-l-olio-nuovo-in-calo-dell-11-2-.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124903463 Thu, 22 Nov 2018 14:30:06 GMT ONU: BENE STOP MULTINAZIONALI A ETICHETTE SEMAFORO   Il dietrofront sull’etichetta semaforo da parte delle multinazionali del cibo che abbandonano il progetto comune di utilizzare sui propri prodotti il sistema oggi utilizzato in Gran Bretagna, già al centro di numerose critiche, è una buona notizia per prodotti dell’Emilia Romagna come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche per lo zucchero (che dovrebbe essere sostituito da edulcoranti artificiali) che nella nostra regione vede impegnata l’unica industria saccarifera italiana, la Coprob, cooperativa produttori bieticoli di Minerbio (Bologna). Ad affermarlo è Coldiretti Emilia Romagna dopo l’annuncio da parte di Coca Cola, Nestlè, Mondelez, Unilever e PepsiCo di voler rinunciare al progetto di dotarsi di una propria etichetta nutrizionale, avviato nel marzo del 2017. Il sistema – spiega Coldiretti regionale – si basava sul modello del semaforo adottato in Gran Bretagna usando i tre colori, rosso, giallo e verde per segnalare la presenza di grassi, zuccheri e sale per le singole porzioni di cibo. Dopo un anno e mezzo di tentativi, anche con il coinvolgimento di scienziati e gruppi di consumatori, i cinque colossi del cibo sono stati costretti a gettare la spugna – sostiene la Coldiretti - per le opposizioni ad un sistema informativo incompleto e fuorviante. La retromarcia delle multinazionali – sottolinea Coldiretti regionale – rappresenta un segnale importante rispetto al nuovo tentativo di presentare all’Onu una risoluzione, basata su semafori e tasse per esortare gli Stati ad “adottare politiche fiscali e regolatorie che dissuadano dal consumo di cibi insalubri”. La proposta, già bocciata dall’assemblea delle nazioni Unite il 27 settembre scorso, è stata ripresentata da sette Paesi (Brasile, Francia, Indonesia, Norvegia, Senegal, Sudafrica e Thailandia) con l’obiettivo di trovare una posizione comune in vista dell’ultima convocazione dell’anno per l’Assemblea generale. Si punta a colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale chiedendo di predisporre apposite etichette nutrizionali e di riformulare le ricette, sulla base di un modello di alimentazione artificiale e basato sulla chimica che mette di fatto in pericolo – denuncia Coldiretti – il futuro dei prodotti Made in Italy dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo.   http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/onu-bene-stop-multinazionali-a-etichette-semaforo.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124896537 Thu, 22 Nov 2018 09:46:34 GMT MANOVRA: COLDIRETTI, ZUCCHERO STRANIERO IN 4 BIBITE SU 5 Oltre 4 bibite su 5 vendute in Italia contengono zucchero straniero con la produzione Made in Italy che rischia di essere azzerata dalla concorrenza sottocosto di multinazionali francesi e tedesche che hanno colonizzato le industrie del Belpaese. E’ quanto afferma la Coldiretti Emilia Romagna in riferimento alla possibile introduzione nella manovra di una tassa sulle bevande zuccherate. A fronte di un consumo di oltre 1,7milioni di tonnellate, in Italia – spiega la Coldiretti – resiste in Italia una produzione di 300mila tonnellate, ma negli ultimi anni sono stati chiusi ben 16 zuccherifici su 19 azzerando l’84% del potenziale industriale nazionale ed entro il 2018 un altro stabilimento dovrebbe cessare l’attività. Si è creata una situazione – sottolinea Coldiretti – dove il mercato è in mano a 5 grandi realtà del Nord Europa che già oggi detengono il 75% del comparto nel Vecchio Continente con zucchero venduto a prezzi molto bassi da Francia e Germania che hanno aumentato del 20% la loro produzione nel 2017, causando 3,5 milioni di tonnellate di eccedenze a livello europeo. Alla luce di quanto sta avvenendo – sottolinea la Coldiretti – l’Italia rischia di perdere del tutto la propria sovranità sul fronte dello zucchero, con l’ultimo bastione di difesa la cooperativa tricolore Coprob-ItaliaZuccheri con sede a Minerbio nel bolognese, che rappresenta circa 25mila persone impegnate nella filiera, ha due stabilimenti di trasformazione sul territorio nazionale e riunisce 7mila aziende con trentaduemila ettari coltivati a barbabietola fra Veneto ed Emilia Romagna. Senza di loro – spiega Coldiretti – l’Italia, che è il terzo mercato dell’Unione Europea, diventerebbe uno dei pochissimi casi al mondo senza alcun produttore locale di zucchero come Nigeria, Malesia, Corea del Sud e Arabia Saudita considerando un consumo medio annuo sopra il milione e mezzo di tonnellate. Le misure contenute in manovra devono salvare la produzione nazionale che – continua Coldiretti – va difesa anche con una chiara etichettatura di origine obbligatoria dello zucchero in modo da offrire ai consumatori la libertà di scegliere cosa mettere nel carrello della spesa. Ma soprattutto – conclude la Coldiretti - occorre premiare le aziende italiane che utilizzano zucchero italiano e favorire contratti di filiera basati su una maggiore equità e sostenibilità sociale da parte dei grandi utilizzatori ai quali si chiede una responsabilizzazione per sostenere l’italianità delle produzioni e ridurre la dipendenza dall’estero in una situazione in cui primarie industrie del finto Made in Italy utilizzano produzioni straniere. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/manovra-coldiretti-zucchero-straniero-in-4-bibite-su-5.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124706670 Fri, 16 Nov 2018 12:44:31 GMT MANOVRA: COLDIRETTI, DA PRIVATIZZARE TERRENI PER 10 MLD Terreni agricoli per un valore di 9,9 miliardi in Italia sono in mano alle amministrazioni pubbliche che hanno addirittura incrementato in valore di queste attività del 31% negli ultimi quindici anni. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base del report Istat sulla ricchezza non finanziaria in riferimento al piano di privatizzazione annunciato dal Governo nella manovra che riguarda anche le proprietà fondiarie. Si tratta spesso – sottolinea Coldiretti – di terre fertili anche di grandi dimensioni ma il più delle volte sottoutilizzate, in quanto prive di una conduzione imprenditoriale capace di valorizzarli adeguatamente, con idee e soluzioni che guardano al mercato. Peraltro dopo cinque anni di continue svalutazioni il prezzo della terra in Italia è tornato ad aumentare nel 2017 ed ha superato i 20.000 euro per ettaro, anche se con una forte differenziazione territoriale con il Nordest dove si registrano valori sopra i 40.000 euro/ettaro e il Mezzogiorno dove si scende in media tra 8-13.000 euro/ettaro, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Crea. Non sono mancate peraltro – informa Coldiretti - le iniziative pubbliche per rimettere in circolazione terreni a favore di imprese agricole desiderose di sviluppare le proprie attività, con particolare riguardo ai giovani come Terrevive o la Banca della terra nazionale curata dall'ISMEA con l’ultimo bando in scadenza il 2 dicembre. L’affidamento di questi terreni – sostiene Coldiretti – deve essere orientato verso le imprese agricole per evitare le speculazioni e sostenere la competitività del settore. Si toglierebbe così alla Pubblica amministrazione il compito improprio di coltivare la terra con il vantaggio di rispondere alla voglia di crescita delle imprese agricole anche per quelle guidate da giovani per i quali la mancanza di disponibilità di terreni da coltivare rappresenta il principale ostacolo all’ingresso nel settore. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/manovra-coldiretti-da-privatizzare-terreni-per-10-mld.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124681537 Thu, 15 Nov 2018 12:36:58 GMT LAVORO: MODENA, ISCRIZIONI RECORD ALLE SCUOLE DEL CIBO Undici ricette di piatti e cibi dimenticati di Modena e provincia recuperate e “salvate” dai 14 agrichef neodiplomati al corso promosso da Terranostra Emilia Romagna, l’associaziome agrituristica di Coldiretti, e Campagna Amica, che si è concluso oggi all’agriturismo la Baccelliera di Modena. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna sottolineando che l’obiettivo del corso non è solo formare chef abili ai fornelli, ma una figura professionale completa, esperta in marketing e comunicazione, in grado di raccontare ad un cliente sempre più attento ed esigente la storia di un prodotto e la cultura del territorio che lo ha fatto nascere. È una sensibilità – sottolinea Coldiretti regionale – che cresce soprattutto tra i giovani, non a caso, a Modena aumenta il numero dei giovani che vedono una prospettiva di lavoro futuro nel cibo. Le iscrizioni alle scuole secondarie di secondo grado (le cosiddette “superiori”) ad indirizzo agrario tecnico e professionale e all’Alberghiero, per l’anno scolastico 2018/2019 in provincia di Modena, secondo elaborazioni Coldiretti su dati dell’Ufficio scolastico regionale, ha raggiunto il numero record di 724 iscritti, oltre il 10% degli iscritti totali alle scuole superiori, pari nel modenese a 7.156 iscritti tra scuole statali e paritarie. La prova finale di coloro che hanno ottenuto l’abilitazione ad agrichef è stata la realizzazione di 11 ricette “dimenticate” della cucina modenese. La base dei piatti sono stati i due ingredienti tradizionali della cucina povera: la farina (di grano, di granturco, di castagne) e l’acqua. Le ricette hanno spaziato dai primi ai secondi, fino ai dolci, recuperando ricette come la “Sulada”, piatto che a mezzogiorno poteva sostituire la pasta asciutta, ma anche il pane; i “Menni”, la colazione giusta per dare una sferzata di energia al mattino, a base di farina di castagne, acqua e latte; i “Ciacci” di castagne cotti nelle “cotte”, dischi di ferro messi sul fuoco, di origini addirittura preistoriche; i “Calzagatti” a base di polenta e fagioli, appetitosi con un nome che varia da zona a zona: “Paparocc”, “Malfet”, “Cassambragli” “Pulenta Imbrucada”; i “Maccheroni al pettine al ragu di pollo”, un piatto della domenica dimenticato, con un condimento rustico e allo stesso tempo delicato; la “Minestra vedova”, di una semplicità francescana, chiamata vedova perché dentro non c’è niente o quasi; lo “Scarpasot”, piatto della bassa ai confini con Reggio Emilia, simile all’Erbazzone reggiano, ma senza la pasta, fatto con uova, bietole, spinaci ed erbe campestri (a seconda di ciò che si ha a disposizione); il “Bensone”, dolce antico, che veniva portato in Chiesa a far benedire (da cui deriva forse il nome) oggi in via di riscoperta e da gustare con il the, ma anche con un buon bicchiere di Lambrusco; la “Torta di tagliatelle” uno dei dolci tipici di tutta l’Emilia, arrivata a Modena probabilmente da Ferrara, con l’arrivo degli Estensi. Tra le ricette compaiono anche la Frittata di cipolle all’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena: non è proprio un piatto tipico, ma gli Agrichef – spiega Coldiretti – lo hanno adottato per celebrare uno dei prodotti che più contraddistinguono Modena. Inserita anche la ricetta del “Pollo alla cacciatora”, che non è certo un piatto in via di sparizione, anche se è uno dei più tradizionali della cucina modenese: è stato scelto perché un tempo era il companatico più tipico da mangiare con con un altro tipico cibo modenese come le crescentine (Tigelle) insieme al pesto di lardo e rosmarino. Al termine del corso, Diego Scaramuzza, presidente nazionale dell’associazione agrituristica Terranostra, e il presidente di Coldiretti Modena, Luca Borsari, hanno consegnato gli attestati di Agrichef a 14 partecipanti al corso, la maggioranza dei quali provenienti dalla provincia di Modena: Roberta Gualtieri (agriturismo Il Biancospino); Roberta Galavotti (Agriturismo Galavotti); Graziella Chesi e Andrea Manfredini (Casa Minelli);  Paride Mattioli (Fiorinvilla); Giuseppina Balzarosa (La Bizentina);  Maria Cristina Milani (Ca' de' Fra'), Paola Curati (Le Gazze), Maria Morena Leonelli (Podere Basso);  Anna Fontana (La Volta delle Rondini); Cristina Bellucci (La Baccelliera/Pra Rosso); da Ravenna: Susanna Vannini (Castagnolo); e da Reggio Emilia: Davide Rota (Podere Acquachiare) e Anna Brevini (Bosco del Fracasso). http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/lavoro-modena-iscrizioni-record-alle-scuole-del-cibo-.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124679726 Thu, 15 Nov 2018 11:39:58 GMT ONU: ALLARME TASSE SU MADE IN ITALY, DA PARMIGIANO A PROSCIUTTO PARMA No a bollini allarmistici o a tasse per dissuadere il consumo di alimenti come il Parmigiano Reggiano o il Prosciutto di Parma che, dal Sudamerica all’Europa, con l'ultima adesione anche della Spagna, rischiano di essere ingiustamente diffamati da sistemi di etichettatura ingannevoli e politiche fiscali che sostengono modelli alimentari sbagliati. E’ quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna nel sottolineare che la nostra regione e l’Italia intera devono difendere i primati di qualità e distintività del proprio sistema produttivo, in riferimento alla presentazione lunedì 13 novembre alla seconda commissione dell’Assemblea generale dell’Onu a New York della risoluzione preparata dai sette Paesi della “Foreign Policy and Global Health (Fpgh) che “esorta gli Stati Membri a adottare politiche fiscali e regolatorie che dissuadano dal consumo di cibi insalubri”. La proposta sarà ora discussa – spiega Coldiretti regionale – nel corso di una serie di negoziati per cercare di trovare una posizione comune in vista del 14 dicembre prossimo, data dell’ultima convocazione dell’anno per la seconda commissione Onu. Dall’andamento delle trattative dipenderà la possibilità o meno che la risoluzione venga presentata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si tratta – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – di una iniziativa promossa da Brasile, Francia, Indonesia, Norvegia, Senegal, Sudafrica e Thailandia che contraddice il documento approvato il 27 settembre scorso al Terzo Forum di alto livello delle Nazioni Uniti sulle malattie non trasmissibili in cui – sottolinea la Coldiretti – grazie al pressing esercitato dall’Italia non sono stati menzionati strumenti dissuasivi su prodotti alimentari e bevande. Il nuovo attacco punta a colpire gli alimenti che contengono zuccheri, grassi e sale chiedendo di predisporre apposite etichette nutrizionali e di riformulare le ricette, sulla base di un modello di alimentazione artificiale ispirato dalle multinazionali che mette di fatto in pericolo – denuncia la Coldiretti – il futuro prodotti Made in Italy dalle tradizioni plurisecolari trasmesse da generazioni di agricoltori che si sono impegnati per mantenere le caratteristiche inalterate nel tempo. Un patrimonio che è alla base della dieta mediterranea che ha consentito all’Italia di conquistare con ben il 7% della popolazione, il primato della percentuale più alta di ultraottantenni in Europa davanti a Grecia e Spagna, ma anche una speranza di vita che è tra le più alte a livello mondiale ed è pari a 80,6 per gli uomini e a 85 per le donne. Un ruolo importante per la salute che – continua la Coldiretti – è stato riconosciuto anche con l’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco il 16 novembre 2010. Se passasse la risoluzione dei sette Paesi – afferma Coldiretti Emilia Romagna – il rischio è che vengano promossi in tutto il mondo sistemi di informazione visiva come quello adottato in Cile dove le si è già iniziato a marchiare con il bollino nero, sconsigliandone di fatto l’acquisto, prodotti come il Parmigiano, il prosciutto e, addirittura, gli gnocchi e le esportazioni del made in Italy agroalimentare sono crollate del 12% nei primi sette mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente secondo la Coldiretti. O come il caso dell’etichetta a semaforo adottata in Gran Bretagna che – precisa Coldiretti - finisce per escludere nella dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole per favorire prodotti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/onu-allarme-tasse-su-made-in-italy-da-parmigiano-a-prosciutto-parma.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124620845 Tue, 13 Nov 2018 16:20:33 GMT SCATTA L’OBBLIGO DELLA FATTURAZIONE ELETTRONICA, ECCO COME METTERSI IN REGOLA Dal 1° gennaio 2019 entra in vigore per tutte le imprese, comprese quelle agricole, l’obbligo della fatturazione elettronica. Si tratta, in pratica, di un sistema digitale di emissione, trasmissione e conservazione delle fatture che va a sostituire integralmente quelle cartacee. Come emettere le fatture dal 1° gennaio Per agevolare il passaggio e mettersi in regola il Portale del Socio Coldiretti https://socio.coldiretti.it mette a disposizione il servizio “Fatturazione digitale”. Tale servizio offre la gestione digitalizzata delle fatture integrata con l’intero ciclo attivo della contabilità d’impresa facilitata da un programma avanzato che consente di monitorare prodotti, listini e clienti direttamente da pc, tablet o smartphone. Grazie al collegamento integrato con Impresa Verde le tue fatture giungeranno automaticamente agli uffici Coldiretti, evitando file e facendoti guadagnare tempo per la tua attività. Dovrai conoscere il codice destinatario o l’indirizzo Pec del tuo cliente da indicare in fattura per il corretto recapito della stessa. Un’altra possibilità è quella di recarsi negli uffici Coldiretti di Impresa Verde che erogherà il servizio di emissione (e conseguentemente la conservazione) delle fatture attive. Anche in tal caso dovrai conoscere il codice destinatario o l’indirizzo Pec del proprio cliente da indicare in fattura. L’operatore di Impresa Verde effettuerà l’invio della fattura al Sistema di interscambio (il cosiddetto Sdi). La contabilizzazione sarà sempre a cura di Impresa Verde. Come ricevere le fatture elettroniche Per garantirti, invece, la ricezione delle fatture elettroniche, puoi delegare Impresa Verde alla gestione per tuo conto delle stesse. In tal caso le fatture emesse dai tuoi fornitori verranno recapitate direttamente sulla piattaforma gestita da Impresa Verde grazie al codice destinatario telematico che è già disponibile (5W4A8J1) e che tutti i soci che aderiscono al servizio dovranno comunicare ai loro fornitori al fine della ricezione della fatturazione elettronica a partire dal 1° gennaio 2019. Impresa Verde non appena riceverà le fatture passive ne darà comunicazione ai soci secondo modalità da concordare. Come registrarsi al Portale del Socio Coldiretti Registrarsi al Portale del Socio Coldiretti è facile e gratuito. Basta andare su internet e digitare l’indirizzo https://socio.coldiretti.it. Cliccando su “registrati” dovrai inserire il tuo numero di Socio Coldiretti che si trova sulla tessera (il numero di socio e non quello di tessera, ndr), la partita Iva o il codice fiscale e un indirizzo mail. Sulla tua posta elettronica riceverai subito una mail che ti permetterà di completare la registrazione e accedere ai servizi del portale. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/scatta-l-obbligo-della-fatturazione-elettronica-ecco-come-mettersi-in-regola.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124609144 Tue, 13 Nov 2018 09:04:48 GMT MADE IN ITALY: MODENA AL 2° POSTO IN ITALIA PER VALORE DOP E IGP Con 623 milioni di euro, Modena è la seconda provincia italiana, per valore economico generato dalla filiera dei prodotti Dop e Igp. È quanto emerge da elaborazioni di Coldiretti Emilia Romagna su dati del rapporto Ismea/Qualivita, alla vigilia del primo corso di Agrichef che si svolgerà in provincia di Modena (quarto nella nostra regione), dal 12 al 15 novembre prossimi presso l’agriturismo la Baccelliera di Modena, strada Baccelliera 84, promosso da Terranostra, l’associazione agrituristica di Coldiretti, e da Campagna Amica per formare agrichef che in cucina sappiano sempre più valorizzare le eccellenze dell’agricoltura del territorio. La filiera dei prodotti a denominazione d’origine in provincia di Modena – informa Coldiretti Emilia Romagna – è basata principalmente sull’Aceto Balsamico Igp che da solo rappresenta il 47% dei 623 milioni di valore prodotti in provincia, seguito a ruota dal Parmigiano Reggiano con il 41%. Il restante 12% del valore viene ripartito tra Cotechino, Zampone, Aceto Balsamico tradizionale, Prosciutto di Modena, ciliegia di Vignola, Amarene Brusche e anche prodotti a denominazione d’origine interprovinciali, come Pera Igp dell’Emilia Romagna o la Mortadella di Bologna (prodotta in piccola parte anche a Modena). La conquista della seconda piazza subito dopo Parma tra le province italiane con il più alto valore in termini di prodotti a denominazione d’origine – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – è frutto di una storia basata su prodotti agricoli del territorio elaborati dalla sapienza culinaria affinata nei secoli delle rezdore modenesi. Se i prodotti Dop e Igp sono l’eccellenza riconosciuta anche dall’Unione europea, c’è anche – ricorda Coldiretti regionale – una lunga lista di prodotti di Modena e provincia che si sono inseriti stabilmente nell’Albo nazionale dei prodotti tradizionali: su 5.056 prodotti nazionali, ben 393 sono dell’Emilia Romagna e 30 di queste riguardano il territorio modenese, dal Nocino al Borlengo, dal Bensone alla Sulada e ai Calzagatti. Alcuni sono prodotti conosciuti almeno agli esperti, molti sono ancora da riscoprire e “salvare”. Ed è proprio su questi prodotti – informa Coldiretti Emilia Romagna – che si basa il corso di Agrichef promosso da Terranostra che al termine dei quattro giorni di formazione impegnerà i futuri agrichef in una disfida per la realizzazione di 12 ricette della nonna, salvate dal “dimenticatoio” grazie all’attenzione di tante rezdore che hanno continuato a mantenerne viva la tradizione nelle fattore e negli agriturismi, recuperando molti dei prodotti dell’albo tradizionali come la Sulada, una sorta di pane acqua farina e sale, cotto in padella, i Calzagatti a base di polenta, fagioli e pancetta, i ciacci di castagne, ma anche prodotti quasi totalmente scomparsi, come la minestra vedova, lo Scarpasot o le polpette dolce-brusco. Il corso – informa Coldiretti Emilia Romagna – avrà come docenti l’agrichef Diego Scaramuzza, presidente nazionale di Terranostra, gli chef Silvia Cappellazzo, Gabriella Gasparini e Roberto Carcangiu, il segretario nazionale di Terranostra, Toni De Amicis, l’addetto dell’ufficio Comunicazione e Relazioni esterne di Coldiretti nazionale, Massimiliano Paoloni, il responsabile della Sicurezza Alimentare di Coldiretti Emilia Romagna, Dennis Calanca. I temi del corso – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – vanno dalle tecnologie e tecniche di cottura all’ottimizzazione dei tempi di preparazione, dall’impiattamento all’abbinamento di vini e piatti, fino al pricing dei piatti e dei menu. Il tutto con l’attenzione ai menù tipici della tradizione locale e contadina e ai prodotti del territorio a km 0.      http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/made-in-italy-modena-al-2-posto-in-italia-per-valore-dop-e-igp.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124474797 Fri, 09 Nov 2018 14:24:17 GMT CACCIA: FINALMENTE APPROVATO PIANO FAUNISTO IN RITARDO DI OLTRE 2 ANNI Finalmente, dopo oltre due anni di attesa, la Regione Emilia Romagna ha approvato il Piano Faunistico-Venatorio: ora è necessario che il piano passi velocemente dalla carta all’applicazione pratica sul territorio. Così Coldiretti regionale commenta l’approvazione del Piano Faunistico-Venatorio sottolineando la necessità che diventi operativo al più presto. Secondo Coldiretti infatti il piano potrà essere realmente applicato solo dopo l’adeguamento della legge regionale nr. 8 della caccia che risale al 1994 e al regolamento nr.1 del 2008. Senza la riforma di questi strumenti – commenta Coldiretti Emilia Romagna – il nuovo Piano ha le armi spuntate per ottenere i risultati che si prefigge, a partire dal controllo dei cinghiali. Le attuali norme legislative nella parte che riguarda gli Atc (Ambiti territoriali di Caccia) – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – risalgono al periodo in cui c’erano ancora le Province, quando si redigevano ben nove piani Faunistico-Venatori, e sono quindi decisamente inadeguate a coordinare e rendere più efficace l’azione di controllo degli animali selvatici da parte degli Atc, sia in termini di tutela dei redditi degli agricoltori, falcidiati dal libero scorrazzare dei cinghiali nei campi agricoli, sia in termini di riduzione del rischio che questi animali rappresentano per tutti i cittadini sulle strade. I danni da animali selvatici nell’ultimo anno nelle aziende agricole dell’Emilia Romagna – informa Coldiretti regionale – sono stati superiori a 2 milioni di euro, 700 mila dei quali dovuti ai cinghiali, che nei campi danneggiano soprattutto cereali e prati pascolo, rendendo impossibile il raccolto di grano e mais e inutilizzabile i foraggio per gli allevamenti, con la conseguenza che negli ultimi dieci anni nelle zone di collina e montagna dell’Emilia Romagna sono scomparsi 300 mila animali, tra pecore, mucche e maiali, con la chiusura di 5.000 allevamenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di occupazione. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/caccia-finalmente-approvato-piano-faunisto-in-ritardo-di-oltre-2-anni.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=124397958 Wed, 07 Nov 2018 11:04:56 GMT