Coldiretti Emilia Romagna News - Coldiretti Emilia Romagna http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/ Wed, 19 Sep 2018 15:21:07 GMT http://www.rssboard.org/rss-specification http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/ 60 COLDIRETTI EMILIA ROMAGNA PARTNER DI EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE PER LA GESTIONE DELLA STAGIONE 2018-2019 DELL’ARENA DEL SOLE Coldiretti Emilia Romagna è diventata partner ufficiale di Emilia Romagna Teatro Fondazione per la stagione 2018-2019 dell’Arena del Sole. Si tratta di una scelta non solo di buon vicinato, da quando Coldiretti si è trasferita in via Galliera, ma anche della volontà di mettere un altro tassello nel ruolo che l’organizzazione dei coltivatori ritiene di dover svolgere nei confronti di tutta la società. Principale associazione agricola regionale e nazionale, Coldiretti Emilia Romagna, infatti, unisce da sempre alla sua attività di tutela e promozione delle imprese agricole anche una vocazione di forza sociale attenta alle esigenze di tutti i cittadini. Infatti, all’impegno per la produzione di cibo sano e di qualità, Coldiretti  affianca quello della cura dell’ambiente e del territorio quali patrimoni della collettività. L’agricoltura – ricorda Coldiretti – ha dato forma al Paese che oggi conosciamo ed ha provveduto a costruire le basi stabili della sua ricchezza materiale e culturale. Ed è proprio questa cultura delle radici che oggi Coldiretti vuole far riscoprire anche in ambito cittadino. In questa veste di associazione attenta al contesto sociale ed economico, Coldiretti si è fatta carico di recuperare e restaurare Palazzo Merendoni, che si trova alle spalle dell’Arena del Sole per farne la sede della propria attività di servizio e luogo di rappresentanza delle imprese associate, riconsegnando allo stesso tempo uno dei palazzi bolognesi più carichi di storia e di prestigio a tutta la cittadinanza. La scelta di diventare partner di Emilia Romagna Teatro Fondazione per la nuova stagione dell’Arena del Sole vuole creare un dialogo costruttivo fondato sul riconoscimento delle rispettive eccellenze e sulla condivisione di valori comuni. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/coldiretti-emilia-romagna-partner-di-emilia-romagna-teatro-fondazione-per-la-gestione-della-stagione.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122876974 Wed, 19 Sep 2018 15:21:07 GMT CACCIA: IN E-R APRE DOMENICA, SENZA IL PIANO FAUNISTO IN RITARDO DI 3 ANNI In Emilia Romagna partirà domenica prossima, 16 settembre, la nuova stagione della caccia senza che sia stato approvato il nuovo Piano faunistico-venatorio atteso ormai da tre anni. Lo denuncia Coldiretti Emilia Romagna sottolineando che senza le nuove norme manca la possibilità di un più serrato controllo dei cinghiali che metta un freno al proliferare incontrastato di questi animali che nella nostra regione, dal 2000 ad oggi, sono più che raddoppiati raggiungendo i 150 mila esemplari, che scorrazzano liberi per campi e strade, devastando i raccolti e mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini. Il nuovo Piano – informa Coldiretti Emilia Romagna – rafforza l’azione di controllo degli animali anche con l’intervento degli agricoltori provvisti di regolare licenza di caccia, che possono abbattere gli animali su autorizzazione della polizia provinciale. Si tratta di un provvedimento già adottato in altre regioni e che già due anni fa Coldiretti Emilia Romagna aveva chiesto con una grande manifestazione davanti alla Regione, dove erano arrivati più di diecimila agricoltori esasperati dalla continua devastazione dei loro raccolti. Controllare la diffusione di questi animali – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – significa salvaguardare l’incolumità delle persone e la sicurezza dei trasporti sulle strade, nonché prevenire pesanti danni alle produzioni agricole e all’ecosistema. I danni da animali selvatici nell’ultimo anno nelle aziende agricole dell’Emilia Romagna – informa Coldiretti regionale – sono superiori a 2 milioni di euro, 700 mila dei quali dovuti ai cinghiali, che nei campi danneggiano soprattutto cereali e prati pascolo, rendendo impossibile il raccolto di grano e mais e inutilizzabile i foraggio per gli allevamenti, con la conseguenza che negli ultimi dieci anni nelle zone di collina e montagna dell’Emilia Romagna sono scomparsi 300 mila animali, tra pecore, mucche e maiali, con la chiusura di 5.000 allevamenti, con tutto ciò che ne consegue in termini di occupazione. Il nuovo Piano faunistico – afferma Coldiretti Emilia Romagna – diventa fondamentale per interventi di controllo dei cinghiali in collina e montagna, in caso di superamento di determinati livelli di danni alle colture, e per l’eradicazione di questi animali nelle zone di pianura a nord della via Emilia. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/caccia-in-e-r-apre-domenica-senza-il-piano-faunisto-in-ritardo-di-3-anni.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122687471 Fri, 14 Sep 2018 11:59:52 GMT PORTALE DEL SOCIO Giornata di formazione e aggiornamento per i funzionari di Coldiretti Emilia Romagna. L’occasione è stata di presentazione del portale del socio allo stand di Coldiretti del Sana, il salone internazionale del biologico e del naturale, alla cui inaugurazione è intervenuto il presidente nazionale Roberto Moncalvo. Grazie alla disponibilità degli esperti di Bluarancio, un apposito momento nell’ambito della fiera è stato dedicato alla presentazione del portale per i funzionari del front-line che giornalmente vivono a contatto con gli associati. Il portale del socio – ricorda Coldiretti – è un sito riservato alle aziende associate per facilitarne l’attività d’impresa. Dal Quaderno di Campagna digitale alla fatturazione elettronica, il Portale mette a disposizione degli agricoltori uno strumento digitale innovativo che anticipa i nuovi orientamenti in materia di gestione aziendale con il vantaggio di essere perfettamente integrato con il sistema Coldiretti. Come registrarsi Registrarsi al Portale del Socio Coldiretti è facile e gratuito. Basta andare su internet e digitare l’indirizzo https://socio.coldiretti.it. Cliccando su “registrati” basterà inserire il numero di Socio Coldiretti che si trova sulla tessera (il numero di socio e non quello di tessera, ndr), la partita Iva o il codice fiscale e un indirizzo mail. Sulla tua posta elettronica riceverai subito una mail che ti permetterà di completare la registrazione e accedere ai servizi del portale. Cosa trovi sul Portale del Socio Con il Portale del Socio potrai avere il Quaderno di Campagna digitale che ti permette di registrare i trattamenti diretta- mente in campo da smartphone e tablet oppure da pc. Grazie alla perfetta integrazione con il fascicolo aziendale il programma diventa un prezioso strumento di lavoro consentendo di gestire il piano colturale, il magazzino degli agrofarmaci, i trattamenti, i diserbi, le fertilizzazioni (con controlli automatici e completi in tempo reale rispetto alle etichette e ai disciplinari) e tutte le lavorazioni, l’irrigazione, le macchine e molto altro. Ma il Quaderno di Campagna digitale rende più semplice anche la domanda Pac e riduce il rischio di sanzioni e tagli ai premi comunitari. Inoltre mette a disposizione strumenti in grado di gestire la produzione bio, i piani di fertilizzazione, la cartografia, le etichette e tutto ciò che è legato, in generale, alla produzione e alla normativa vigente. Sul Portale trovi anche il Digit - Fatturazione digitale - che ti offre la gestione digitalizzata delle fatture e dell’intero ciclo attivo della contabilità d’impresa grazie a un programma avanzato che consente di monitorare prodotti, listini, clienti e fornitori, direttamente da pc, tablet o smartphone. Inoltre, avrai a disposizione fino a 200 fatture elettroniche (B2B). Grazie al collegamento integrato con Impresa Verde le tue fatture giungeranno automaticamente agli uffici Coldiretti, evitando file e facendoti guadagnare tempo per la tua attività. L’agenda on line gratuita e personalizzabile ti avvisa delle scadenze d'impresa mentre nella sezione Notizie hai in anteprima news e approfondimenti su normative e mercati. Il sito contiene anche informazioni sui bandi del Piano di sviluppo rurale (Psr) della tua regione, notizie, il meteo del tuo territorio, convenzioni riservate ai soci e molto altro. E ulteriori servizi sono in arrivo. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/portale-del-socio.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122682424 Fri, 14 Sep 2018 10:06:54 GMT AMBIENTE: E-R, SON TORNATE A VOLARE API, FONDAMENTALI PER AGRICOLTURA Sono tornate a volare le api in Emilia Romagna. Dopo il biennio nero 2016-2017 in cui l’andamento climatico aveva ostacolato l’attività dei laboriosi insetti, facendo crollare la produzione di miele, il 2018 nella nostra regione è andato un po’ in controtendenza rispetto al resto d’Italia, con un aumento della produzione anche se non è tornata ai livelli ottimali a causa comunque di gelate primaverili, bombe d’acqua e grandine che hanno colpito le campagne a macchia di leopardo. Lo afferma Coldiretti Emilia Romagna che per quest’anno stima una produzione di miele regionale attorno alle 2.500 tonnellate, con una ripresa del millefiori grazie alla produzione di pianura, una buona produzione di castagno, e una produzione medio-bassa per l’acacia. In crescita – secondo Coldiretti regionale – sono invece alcune produzioni di nicchia, come il miele di Facelia, una pianta mellifera la cui superficie è più che raddoppiata in Emilia Romagna grazie al progetto della Società Italiana Sementi che, in collaborazione con Coldiretti, fornisce ai produttori agricoli oltre al seme di mais anche seme di Facelia nella misura di un ettaro per ogni dieci ettari di mais, in modo che i fiori di questa pianta, che sbocciano alla fine di maggio e ai primi di giugno, possono rifornire le api di polline in un periodo in cui è difficile trovare altri fiori. Considerate, a ragione, le vere sentinelle dello stato di salute del territorio, e fondamentali per l’agricoltura per il servizio di impollinazione degli alberi da frutto – sottolinea Coldiretti regionale – le api devono fare i conti sempre più frequentemente con i violenti mutamenti climatici che ne frenano l'opera mettendone a rischio la stessa sopravvivenza e con essa quella di un settore che nella sola Emilia-Romagna, secondo i dati dell’Anagrafe dell’Apicoltura del ministero della Salute, conta circa 3.400 apicoltori, per un totale di più di 135 mila alveari. L'andamento 'a singhiozzo' della produzione italiana negli ultimi anni – rileva Coldiretti Emilia Romagna – ha favorito le importazioni di miele. Per non cadere nell’inganno dei prodotti stranieri spacciati per nazionali e garantire un futuro alle api italiani il consiglio della Coldiretti regionale è di verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale, mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della UE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della UE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della UE”. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/ambiente-e-r-son-tornate-a-volare-api-fondamentali-per-agricoltura.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122608862 Wed, 12 Sep 2018 09:30:41 GMT CONSUMI: COLDIRETTI, MENU DAL MEDICO PER 1 ITALIANO SU 3 Addio al menu proposto dai grandi chef o dal dietologo, più di un italiano su tre (36%) si affida al medico per risolvere i propri dubbi sull’alimentazione, una scelta coerente con il ruolo salutistico dell’alimentazione. E’ quanto emerge dall’analisi Coldiretti su dati Ref Ricerche presentata in occasione dell’inaugurazione del Sana, il 30° salone internazionale del biologico e del naturale a Bologna dove sono esposti nello stand della Coldiretti (Padiglione 21- Stand C/1) i supercibi della nonna che possono offrire una valida alternativa ai prodotti esotici ma anche ai novel food, i cibi fatti in laboratorio che hanno appena ricevuto il via libera dell’Unione Europea e che potrebbero presto arrivare sugli scaffali dei supermercati. Sempre più salutisti e attenti al cibo che consumano, gli italiani hanno scoperto il valore “farmaceutico” degli alimenti con effetti rilevanti sulle scelte dei prodotti che mettono nel carrello. Il “cibo salutistico” – riferisce la Coldiretti - vale circa il 10% degli acquisti e aumenta il doppio del mercato con casi eclatanti come i semi di zucca le cui vendite in valore sono cresciute nell’ultimo anno del 28%, o il farro con +16% o le mandorle che mettono a segno un +15%, o la farina di riso (+8%) secondo elaborazioni sul rapporto 2018 di Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy. Una domanda che – sostiene la Coldiretti - ha trainato la riscoperta dei superfood della nonna con proprietà salutistiche riconosciute dalla tradizione popolare ed oggi certificate anche dalla scienza. Dalla cipolla rossa di Cavasso Nuovo, dal Veneto, un toccasana contro lo stress e l’ipertensione a causa di una vita sempre più frenetica, ma che aiuta anche a ridurre il colesterolo. Dai campi emiliano-romagnoli arrivano invece i meloni banana, che sono antiossidanti ma che, grazie al contenuto di calcio, fosforo e potassio, aiutano contro l’osteoporosi e le malattie cardiovascolari. Le giuggiole sono particolarmente utili per – spiega Coldiretti – chi soffre di pressione alta o di malattie alle vie respiratorie ma anche per combattere l’insonnia, gli stati di ansia e le palpitazioni. Anche l’azzeruolo, albero simile al biancospino, possiede preziose proprietà medicinali, con i frutti che sono ottimi ricostituenti e tonici mentre i fiori sono indicati nella cura delle arteriosclerosi e contro l’ipertensione. Le mele e le pere cotogne, ricche di pectina aiutano a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo e glicemia nel sangue, mentre le pere volpine limitano l’assorbimento di grassi e colesterolo. Il corbezzolo, poi, è ricco di tannini – ricorda Coldiretti - dal noto effetto antiossidante, essenziale per combattere l’azione del tempo e i radicali liberi. In Sardegna è stata recuperata “sa” pompia, sorta di cedro dalla buccia spessa e ruvida usato - spiega la Coldiretti – nella preparazione di dolci e liquori, ma dal quale si ricavano anche oli essenziali che curano tosse e raffreddore e aiutano anche l’intestino. In Friuli Venezia Giulia – continua la Coldiretti - sboccia la rosa di Gorizia una varietà pregiata di radicchio rosso che aiuta a depurare l’organismo. La melanzana rossa è tornata a essere coltivata in Basilicata – nota la Coldiretti – poiché vanta tra le proprietà principali, quella antiossidante, utile per contrastare l'invecchiamento cellulare, oltre a ridurre il colesterolo. Dalle Marche – prosegue la Coldiretti - arrivano le visciole, varietà selvatiche di ciliegia che i contadini consumavano durante il lavoro nei campi per le loro proprietà rinvigorenti. La roveja di Cascia, coltivata dagli agricoltori umbri terremotati, è un legume antico con alto contenuto di proteine e pochi grassi, dunque adatto a chi deve perdere peso. In Sicilia la fava di Leonforte assicura un alimento ricco di sali minerali che poteva essere seccato e conservato a lungo. Nel Lazio si producono i fagioli del Purgatorio dalle ottime proprietà nutrizionali così come in Campania è noto il pomodorino del piennolo – continua la Coldiretti – una varietà antica di pomodoro dalle proprietà antiossidanti. La patata viola possiede interessanti proprietà antitumorali e contro l’invecchiamento grazie soprattutto ad alcune sostanze presenti nella buccia. E’ ligure – continua la Coldiretti – il chinotto, che, oltre alle proprietà digestive, antiossidanti e anti-infiammatorie, riduce l'effetto tossico di alcuni minerali presenti nell'ambiente, proteggendo dall'inquinamento. Un patrimonio del Made in Italy che in modo del tutto naturale – precisa la Coldiretti – aiuta il benessere e l’ambiente e risponde alla domanda del wellness a tavola in maniera più salutare rispetto a cibi diventati di gran moda in Italia come ad esempio la curcuma originaria dell’India o le bacche di goji, i fagioli azuchi e lo zenzero che vengono in gran parte dalla Cina, o la frutta secca dalla Turchia, sui quali pesa però la presenza di residui di pesticidi, aflatossine e micotossine come segnalato dal sistema di allerta europeo Rassf, tanto che i tre paesi sono nella top five del maggior numero di allarmi sanitari. Ma i supercibi della nonna 100% made in Italy – precisa la Coldiretti – sono un’alternativa naturale anche ai cosiddetti Novel Food, gli integratori alimentari prodotti nel laboratori industriali che hanno ottenuto il via libera della Ue per l’ingresso sul mercato con l’approvazione del nuovo Regolamento di Esecuzione della Commissione che ha aggiornato l'elenco dei nuovi alimenti, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale Ue lo scorso 24 luglio 2018. Si tratta – rivela Coldiretti – di una lunga lista di prodotti, molti provenienti anche da paesi Extra Ue, che va dall’Olio di Calanus finmarchicus, un crostaceo del mare Atlantico, al cromo picolinato, un composto chimico, dalla citicolina che è uno psicostimolante/nootropico, al preparato di destrano prodotto da Leuconostoc mesenteroides, un batterio, fino alla gomma di Guar, ricavata da piante che si coltivano in India e Pakistan e all’estratto miceliale del fungo orientale Shiitake, oltre al pane trattato con raggi UV. “In Italia è nata con Campagna Amica la più vasta rete di aziende agricole e mercati di vendita a chilometri zero che ha offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “i superfood della nonna sono tornati sulle tavole degli italiani grazie all’impegno degli agricoltori che li hanno salvati dal rischio di estinzione e alla domanda dei consumatori per le sorprendenti proprietà salutistiche e nutrizionali”. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/consumi-coldiretti-menu-dal-medico-per-1-italiano-su-3-.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122550281 Mon, 10 Sep 2018 15:15:50 GMT Domani, Venerdì 7 settembre 2018, dalle ore 10,00 La ricerca del wellness a tavola torna alle origini con i superfood della nonna che saranno protagonisti in occasione dell’inaugurazione del Sana il 30° salone internazionale del biologico e del naturale a Bologna, con la presenza del presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo, domani venerdì 7 settembre, dalle ore 10.00. Nello spazio espositivo della Coldiretti, al Padiglione 21 (stand C1) si potranno conoscere dal vivo i “supercibi” 100% green e Made in Italy con proprietà salutistiche riconosciute dalla tradizione popolare ed oggi certificate anche dalla scienza. Si tratta di prodotti provenienti da tutte le regioni italiane che rappresentano una valida alternativa agli acquisti esotici ed ai cosiddetti “novel food”, i cibi fatti in laboratorio recentemente autorizzati dall’Unione Europea. Per l’occasione sarà presentata la prima indagine su “I supercibi che cambiano il menu degli italiani”. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/domani-venerdi-7-settembre-2018-dalle-ore-10-00.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122550003 Mon, 10 Sep 2018 15:06:44 GMT CONSUMI: BIOLOGICO, EMILIA ROMAGNA PRIMO POSTO AZIENDE VENDITA DIRETTA L’Emilia Romagna è al primo posto in Italia per numero di aziende che fanno vendita diretta, mercati ed aziende e-commerce di prodotti biologici. Lo comunica Coldiretti Emilia Romagna sulla base dei dato di Biobank, alla vigilia dell’apertura a Bologna del “Salone internazionale del biologico e del naturale” (Sana) dove Coldiretti sarà presente al Padiglione 21 Stand C/1 con i superfood della nonna che saranno protagonisti in occasione dell’inaugurazione con il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo. I prodotti biologici in Emilia Romagna – informa Coldiretti regionale – vengono venduti direttamente al pubblico da 402 aziende agricole, 49 mercati e 47 aziende di e-commerce. Si tratta – commenta Coldiretti – di un settore in costante crescita, come testimonia l’aumento a livello nazionale nel 2018 del 10% delle vendite al dettaglio di alimenti biologici, secondo i dati Nielsen che ha rilevato un fatturato del settore superiore ai 5 miliardi di Euro. Tra i canali di acquisto, accanto alla grande distribuzione ed ai negozi specializzati – precisa Coldiretti – particolarmente dinamici sono stati proprio gli acquisti diretti presso i produttori nelle fattorie, negli agriturismi e nei mercati contadini, con la rete degli agricoltori di Campagna Amica in testa. In Emilia Romagna la crescita del biologico – informa Coldiretti regionale – è confermata anche dall’aumento delle imprese agricole che, secondo i dati della Regione erano 6.200 al 30 giugno 2018, con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente. Nello stesso periodo ancora più consistente è risultato l’aumento della superficie coltivata a biologico, cresciuto del 30% per un totale di 152 mila ettari, pari al 15% di tutta la superficie agricola regionale. Proprio per questi numeri, la nostra regione sottolinea Coldiretti Emilia Romagna è tra le protagoniste del più grande accordo sul grano biologico mai realizzato al mondo per quantitativi e superfici coinvolte, siglato da Coldiretti, Consorzi agrari d’Italia, Fdai (Firmato dagli agricoltori italiani) e Gruppo Casillo che prevede la fornitura di 300 milioni di chili di grano duro biologico destinato alla pasta e 300 milioni di chili di grano tenero all’anno per la panificazione per una durata di tre anni, ma con la possibilità di una proroga per altri due, per un totale di 5 anni. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/consumi-biologico-emilia-romagna-primo-posto-aziende-vendita-diretta.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122549924 Mon, 10 Sep 2018 15:04:29 GMT MALTEMPO: IN EMILIA ROMAGNA DIMEZZATO SEME DI ERBA MEDICA CERTIFICATO Il maltempo che questa estate ha colpito i campi dell’Emilia Romagna ha causato danni anche al seme di erba medica, una produzione di cui la nostra regione coltiva il 50 per cento dei circa 40 mila ettari seminati in Italia. Lo afferma Coldiretti Emilia Romagna, ricordando che il seme di erba medica è una produzione di elevata qualità, che in Italia deve essere tutto certificato per produrre foraggio necessario all’alimentazione degli animali che producono latte e carni di pregio. A causa di bombe d’acqua, grandine e nubifragi di inizio estate – informa Coldiretti – la produzione di seme di erba medica quest’anno si è più che dimezzata rispetto al 2017, quando il raccolto fu molto abbondante. Al danno della scarsa produzione – spiega Coldiretti Emilia Romagna – si aggiunge anche la beffa della presenza sul mercato italiano di seme non certificato (che  normalmente dovrebbe essere inviato solo all’estero, dove non sono richieste le certificazioni) che mette in difficoltà il prodotto di qualità. Quotare in borsa seme non certificato è come quotare un'auto di cui non si sa né marca né cilindrata né le prestazioni ed è assolutamente fuorviante per il vero mercato. Per evitare quella che si configura come una concorrenza sleale, Coldiretti Emilia Romagna ha chiesto alla Borsa Merci di Bologna di non quotare più nei propri listini il seme non certificato in modo da contenere il diffondersi di questo prodotto sul mercato italiano. Il seme di erba medica certificato – sottolinea Coldiretti – assicura produzioni di alta qualità necessari all’alimentazione di bovini e ovini che producono latte destinato a prodotti Dop come il Parmigiano Reggiano e a prodotti tradizionali come il Pecorino del Pastore dell’Appennino emiliano romagnolo, o anche le carni della vacca romagnola e dell’agnello Igp del centro Italia (prodotto in Romagna). Inoltre l’erba medica, inserita nella rotazione del mais e dei cereali in genere, riduce le infestanti nei terreni coltivati a cereali, con una significativa riduzione dell’uso di diserbanti. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/maltempo-in-emilia-romagna-dimezzato-seme-di-erba-medica-certificato.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=122263042 Tue, 04 Sep 2018 15:35:27 GMT MADE IN ITALY: COLDIRETTI, SCATTA OBBLIGO ETICHETTA POMODORO In Emilia Romagna l’etichettatura del pomodoro interessa una produzione di circa due milioni di tonnellate per una Plv di 150 milioni di Euro. È quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna nell’annunciare che è scaduto il termine di 120 giorni previsto per l’entrata in vigore, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale 47 del 26 febbraio 2018, del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro I prodotti Made in Italy ottenuti con pomodori coltivati e trasformati in Italia – spiega Coldiretti regionale – saranno finalmente riconoscibili sugli scaffali dalla dicitura “Origine del pomodoro: Italia”. Le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia – precisa Coldiretti - dovranno infatti avere d’ora in poi obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture: a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato; b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato. Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE. Per consentire lo smaltimento delle scorte – continua Coldiretti – i prodotti che non soddisfano i requisiti previsti dal decreto, perché immessi sul mercati sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento, possono essere commercializzati entro il termine di conservazione previsto in etichetta. Si tratta di una attesa misura di trasparenza per produttori e consumatori dopo che dall’estero – rileva la Coldiretti – sono arrivati nel 2018 il 15% di derivati di pomodoro in più rispetto allo scorso anno secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat relativi ai primi cinque mesi che fotografano una invasione straniera di ben 86 milioni di chili provenienti nell’ordine da Stati Uniti, Spagna e Cina. La nuova normativa entra in vigore mentre si sta concludendo la campagna di raccolta del pomodoro in Italia che quest’anno dovrebbe assicurare un raccolto attorno a 4.750.000 tonnellate, con una buona qualità in termini di gradi Brix, ovvero di contenuto zuccherino, ma rese all’ettaro sotto le medie degli ultimi anni. Si tratta di una attività che – sottolinea la Coldiretti – impegna in moto in Italia una filiera di eccellenza del Made in Italy che coinvolge circa 7.000 imprese agricole, oltre 100 imprese di trasformazione e 10.000 addetti, che esporta 2 miliardi di euro di derivati del pomodoro in tutto il mondo. L’Italia è il principale produttore dell’Unione Europea dove le previsioni riportano un calo produttivo complessivo del 14%, con riduzioni superiori al 20% in Spagna e Portogallo. A livello mondiale il calo della produzione sarebbe meno sostenuto (-6,6%), nonostante la previsione di un meno 40% per la produzione cinese di pomodoro da industria, mitigata da un +14% della produzione californiana. Oggi – conclude la Coldiretti - in Italia si consumano conserve di pomodoro per circa 30 chili a testa all’anno di a casa, al ristorante o in pizzeria secondo le stime della Coldiretti e ad essere preferiti, sono stati nell’ordine le passate, le polpe o il pomodoro a pezzi, i pelati e i concentrati. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/made-in-italy-coldiretti-scatta-obbligo-etichetta-pomodoro.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=121841670 Mon, 27 Aug 2018 12:15:34 GMT VITIVINICOLO Facendo seguito alle nostre sollecitazioni, l’ICQRF ha definito, mediante circolare n. 000617 del 03/08/2018,  la procedura di riserva nel caso di ritardo della ricezione del messaggio di notifica avvenuta consegna  di convalida del documento vitivinicolo MVV mediante PEC (v. decreto dipartimentale 1021 del 17 giugno 2014). In sintesi, qualora la ricevuta non ritorni entro un’ora l’operatore, ferme restando le annotazioni da riportare in casella 18 (fronte del documento), annoterà nel retro del documento una dicitura del tipo “Non è arrivata la ricevuta di avvenuta consegna. Allego la PEC inviata”. In questo modo sarà possibile iniziare il trasporto con il documento MVV e con la stampa del messaggio di PEC valido per la convalida.     http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/vitivinicolo.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=121641899 Thu, 23 Aug 2018 12:18:45 GMT VENDEMMIA EMILIA ROMAGNA Al via in Emilia Romagna la vendemmia, che si apre con il ritorno dei voucher che assicurano al settore uno strumento a bassa burocrazia, agile e flessibile che semplifica le procedure per l’assunzione di manodopera per periodi limitati. Lo comunica Coldiretti regionale annunciando che la vendemmia 2018 in Emilia Romagna segna anche il ritorno alla “normalità” produttiva dopo il crollo quantitativo (–23%) causato dalle bizze meteorologiche del 2017. Come ormai avviene da quasi dieci anni – informa Coldiretti regionale – il periodo di inizio raccolta è anticipato di una decina di giorni, mentre la produzione di vino dovrebbe tornare a circa 7 milioni di quintali, con una qualità di ottimo livello grazie anche al sole che ha caratterizzato le ultime settimane di maturazione. È già avanti, secondo Coldiretti regionale, la vendemmia delle uve destinate alla spumantizzazione (Pinot, Chardonnay, Moscato) ed è pronta al via la raccolta dei vini bianchi classici: Albana, Trebbiano, Pignoletto, Ortrugo, Malvasia, per ricordare i più importanti. Nella prima decade di settembre inizierà anche la vendemmia delle uve per i vini rossi, dal Sangiovese al Gutturnio, dal Lambrusco al Merlot, fino al Cabernet che chiude la vendemmia. A livello quantitativo la maggior crescita produttiva sarà in Romagna dove, a parte per le aziende colpite dalle grandinate di fine giugno-inizi luglio, la produzione è in aumento su tutte le varietà di vino; nel bolognese crescono i bianchi, in leggero calo i rossi; produzione nella norma a Ferrara e Piacenza e Parma; I lambruschi sono in aumento di circa il 15% sia a Reggio, sia Modena, anche se in quest’ultimo provincia, nella zona pedemontana si registrerà un leggero calo produttivo. La qualità delle uve di quest’anno è la base per vini di ottima qualità. Il 48,9 per cento dei vini dell’Emilia Romagna – sottolinea Coldiretti regionale – è destinata alla produzione di vini Doc (21,4%), Igt (27,5%), mentre la restante percentuale (51,1%) è destinata a vini da tavola e vini varietali. I vini Doc sono 18, quelli Igt 9, mentre due vini (Albana di Romagna e Pignoletto classico dei Colli bolognesi) hanno la denominazione di origine controllata e garantita (Docg). In Emilia Romagna – ricorda Coldiretti – ci sono 51 mila ettari di vigneto, coltivati da 19 mila aziende, più di un terzo delle quali (35%) vende direttamente al consumatore. Quello della vendita diretta del vino – commenta Coldiretti Emilia Romagna – è una tendenza in continuo aumento negli ultimi anni anche come risposta alle richieste dei consumatori di conoscere personalmente il produttore, scoprire le caratteristiche del prodotto e visitare il territorio di origine. Il comparto vitivinicolo in Emilia Romagna – ricorda Coldiretti regionale – rappresenta oltre il 6% della Plv regionale, dà lavoro a 150 mila addetti e nel 2017 ha contribuito alle esportazioni per un valore di oltre 320 milioni di euro. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/vendemmia-emilia-romagna.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=121667134 Thu, 23 Aug 2018 09:37:47 GMT SICCITÀ: BENE DECISIONE REGIONE PER IRRIGARE I CAMPI DELLA ROMAGNA La possibilità di tornare ad attingere acqua dai fiumi della Romagna salva le produzioni agricole di questa area. È quanto afferma Coldiretti Emilia Romagna esprimendo soddisfazione per la decisione dell’amministrazione regionale di concedere, in deroga al deflusso minimo vitale (Dmv), la possibilità di attingere acqua dai fiumi romagnoli per irrigare le colture di qualità della zona, dai frutteti ai vigneti, fino ai foraggi per l’alimentazione del bestiame. La decisione della Regione – informa Coldiretti Emilia Romagna – risponde all’appello fatto proprio da Coldiretti per salvaguardare i raccolti dell’area romagnola, sotto scacco per il caldo del periodo e per la mancanza di un adeguato apporto idrico, fondamentale per una produzione di qualità. In particolare Coldiretti sottolinea l’impegno del governatore Stefano Bonaccini che, riconoscendo la situazione di emergenza, ha anticipato ad oggi la riunione della Giunta regionale in precedenza già fissata per il 27 agosto. Pur non trovandoci di fronte ad una situazione di siccità come quella del 2017 – spiega Coldiretti Emilia Romagna – l’andamento di questa estate ha messo in evidenza ancora una volta che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore agroalimentare. Di fronte alla tropicalizzazione del clima – sostiene Coldiretti regionale – se vogliamo continuare a mantenere l’agricoltura di qualità, dobbiamo organizzarci per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi con adeguati interventi strutturali di risparmio, recupero e riciclaggio delle acque, come bacini aziendali, utilizzo di ex cave e casse di espansione dei fiumi. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/siccita-bene-decisione-regione-per-irrigare-i-campi-della-romagna.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=121591912 Tue, 21 Aug 2018 16:40:30 GMT CAPORALATO: EVITARE CHE DOPO I MORTI TUTTO RITORNI COME PRIMA Un distretto contro la piaga del caporalato e contro sistemi commerciali capestro come le aste on line al doppio ribasso che strangolano gli agricoltori. È questa la richiesta che viene da Coldiretti Emilia Romagna all’indomani dei tragici incidenti che hanno funestato il settore della raccolta e del trasporto dei pomodoro in Puglia. “Per queste dolorose vicende – afferma il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – si danno le colpe al caporalato e alla ricerca costante di abbassare i costi lungo tutta la filiera, dall’industria alla grande distribuzione: tutte cose vere, che però resterebbero solo parole se il giorno dopo aver pianto i morti si ritornasse come prima. La vera anomalia in tutto il settore del pomodoro – prosegue Tonello –è che si siglano contratti che già in partenza sono al di sotto dei costi di produzione. Questo avviene non solo in Puglia, ma anche in Emilia Romagna, dove l’accordo interprofessionale del pomodoro per la campagna 2018 ha stabilito un prezzo di 79,95 euro a tonnellata, pari al 0,079 centesimi di euro al chilogrammo, quando all’agricoltore un chilo di pomodoro costa almeno 0,09 centesimi al chilogrammo, un prezzo che però nessuno è disposto a riconoscere. La realtà – sottolinea Tonello – è che c’è una continua corsa al ribasso e al profitto che annulla qualsiasi considerazione etica lungo tutta la filiera, a partire dai trasporti fatti con mezzi obsoleti, sempre in lotta contro il tempo, con le conseguenze che abbiamo visto in questi giorni”. Secondo il presidente di Coldiretti regionale, proprio l’Emilia Romagna, dove il pomodoro viene raccolto tutto a macchina e dove si producono due milioni di tonnellate di pomodoro, quasi un terzo della produzione nazionale, dovrebbe avere il coraggio di fare la scelta di realizzare il distretto del pomodoro, un organismo cui partecipano tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai trasportatori, dall’industria alla grande distribuzione, compreso l’ente pubblico. “Coldiretti lo propone da anni – ricorda Tonello – ma nessuno ha mai voluto fare niente perché è più comodo lasciare l’attuale far west, dove ognuno cerca di strappare un vantaggio in più, con le tragiche conseguenze di questi giorni di cui ci dispiace dire che purtroppo eravamo stati facili profeti. Con il distretto invece tutti soggetti della filiera sarebbero impegnati a rispettare le regole, con l’ente pubblico nel ruolo di certificatore del rispetto delle norme nei vari passaggi lungo tutta la filiera, dalla produzione ai trasporti, dalla trasformazione alla grande distribuzione. In un sistema etico di giusta retribuzione, un chilogrammo di pomodoro verrebbe a costare pochi centesimi in più, ma si tratterebbe di un prodotto di altissima qualità che non può continuare ad essere trattato alla stregua di pomodoro d’importazione di bassa qualità. Se almeno in Emilia Romagna avessimo realizzato già questo strumento – conclude il presidente di Coldiretti Emilia Romagna – forse anche in altre parti d’Italia si sarebbe avviato un sistema di riforme che avrebbe consentito di evitare le tragedie di questi giorni”. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/caporalato-evitare-che-dopo-i-morti-tutto-ritorni-come-prima.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=121113692 Thu, 09 Aug 2018 23:36:15 GMT CONSUMI: UE, A RISCHIO PRODUZIONI BIOLOGICHE CON TAGLIO RAME Forte preoccupazione per l’intenzione dell’Unione Europea di “tagliare” l’uso del rame ai produttori agricoli in particolare a quelli biologici. È quanto esprime Coldiretti Emilia Romagna alla luce del dossier della Commissione Ue che ipotizza una riduzione da 6 a 4 chilogrammi di rame all’anno per ettaro, privando così i produttori agricoli biologici di un degli strumenti principali di difesa delle piante dalle malattie, sicuro per gli uomini, gli animali e l’ambiente. L'attuale licenza dei composti del rame – informa Coldiretti Emilia Romagna – scade nel gennaio 2019 e la Commissione ha predisposto un dossier che prevede un rinnovo di autorizzazione per 5 anni con riduzione di un terzo delle dosi ammissibili. Una così drastica riduzione del dosaggio – commenta Coldiretti Emilia Romagna – comporterebbe perdite di rese in agricoltura biologica che oscillano tra il 30% e il 100%  a seconda delle diverse colture, in particolar modo sulla vite, e tra il 10% e il 70% per l’agricoltura convenzionale, dove il rame è spesso usato in combinazione con altri prodotti al fine di evitare fenomeni di resistenza dei parassiti. A farne le spese in Emilia Romagna sarebbero le oltre 5.000 aziende biologiche che coltivano 150 mila ettari di terreno, il 15% della superficie agricola coltivata in regione. In questo modo – insiste Coldiretti regionale – l’Unione Europea andrebbe contro la strategia della stessa Politica agricola comunitaria che sostiene l’agricoltura biologica. Più opportuno – secondo Coldiretti Emilia Romagna – sarebbe consentire di continuare ad impiegare il rame nella dose di 6 chilogrammi per ettaro/anno, con uno schema di dosaggio flessibile con una dose media ripartita su 5 anni che consentirebbe agli agricoltori di gestire il quantitativo di rame in base agli attacchi patogeni alle colture. Il rame – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – è usato in agricoltura da oltre un secolo per proteggere in maniera efficace ed economicamente sostenibile molte colture agricole da malattie fungine e attacchi di batteri. È un prodotto sicuro per gli esseri umani, gli animali e non presenta rischi ambientali. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/consumi-ue-a-rischio-produzioni-biologiche-con-taglio-rame.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120803486 Tue, 31 Jul 2018 09:44:52 GMT CONSUMI: DOMANI LUNEDÌ 30 LUGLIO, ARRIVA FERMO PESCA IN EMILIA ROMAGNA Scatterà domani lunedì 30 luglio il fermo pesca per le barche dell’Emilia Romagna per rispettare l’obbligo dell’interruzione temporanea dell’attività di pesca che per 42 giorni, fino al 9 settembre, interesserà tutte le flotte da pesca da Trieste ad Ancona. Lo comunica Coldiretti Impresapesca Emilia Romagna, ricordando che con il fermo pesca si fermano le attività della flotta italiana, secondo un preciso calendario nelle varie marinerie, per favorire il ripopolamento del mare e garantire un migliore equilibrio tra le risorse biologiche e l’attività di pesca. In un Paese come l’Italia che importa più di 2 pesci su 3, nei territori interessati dal fermo pesca – sottolinea Coldiretti Impresapesca Emilia Romagna – aumenta il rischio di ritrovarsi nel piatto, soprattutto al ristorante, prodotto straniero o congelato, se non si tratta di quello fresco made in Italy proveniente dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca oppure se non si tratta di pescato proveniente dall’attività della piccola pesca locale o da allevamenti di mitili o vongole. Per effettuare acquisti made in Italy di qualità e al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti è, laddove possibile, di acquistare direttamente dal pescatore, specie da quelle attività non interessate dal fermo, o, se da un’attività commerciale, di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa) che per l’Adriatico settentrionale corrisponde al numero 17. Nel periodo di fermo pesca di questa zona, per mangiare pesce italiano le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Coldiretti Impresapesca ha più volte negli anni chiesto una radicale modifica di questo strumento di gestione che non risponde più da tempo alle esigenze della sostenibilità delle principali specie target della pesca nazionale, tanto che lo stato delle risorse nei 33 anni di fermo pesca è progressivamente peggiorato, come anche parallelamente lo stato economico delle imprese e dei redditi. In Emilia Romagna – Ricorda Coldiretti Impresapesca – si è verificato anche un calo delle imprese da pesca e in quasi dieci anni hanno chiuso più di un’impresa su cinque (–22%), passando dalle 778 del 2009 alle 600 attuali. L’auspicio è che dal 2019 si possa mettere in campo un nuovo sistema che tenga realmente conto delle esigenze di riproduzione delle specie e delle esigenze economiche delle marinerie. Ma intanto – conclude Coldiretti Impresapesca – vanno risolti i problemi relativi al pagamento del fermi pregressi e evitare incertezze sul garantire il premio alle imprese relativamente all’anno 2018. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/consumi-domani-lunedi-30-luglio-arriva-fermo-pesca-in-emilia-romagna.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120768128 Mon, 30 Jul 2018 10:10:01 GMT DECRETO DIGNITÀ: EMILIA ROMAGNA, BENE I VOUCHER PER FRUTTA E VENDEMMIA Saranno la campagna di raccolta frutta e la vendemmia le attività che maggiormente beneficeranno del ritorno dei voucher in agricoltura. Lo afferma Coldiretti Emilia Romagna in merito all’approvazione dell'emendamento sui voucher nel DL “Dignita” che riapre le porte all’utilizzo dei voucher proprio a partire con le attività agricole principali dell’estate. Con i voucher – sottolinea Coldiretti regionale – circa 10 mila posti di lavoro occasionale possono essere riportati in trasparenza in Emilia Romagna. “Con il loro ritorno in agricoltura – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romana, Mauro Tonello – si riaffermano i principi originari senza gli abusi che si sono verificati in altri settori, anche perché nelle campagne i beneficiari erano e restano soltanto disoccupati, cassintegrati, pensionati e giovani studenti che non siano stati operai agricoli l’anno precedente, tra l’altro impiegati esclusivamente in attività stagionali”. “E’ importante – precisa il direttore regionale, Marco Allaria Olivieri – assicurare al settore uno strumento semplificato, agile e flessibile che risponda soprattutto ad un criterio di tempestiva e disponibilità all’impiego e dall’altra sia capace di garantire forme di tutela dei lavoratori ed integrazione del reddito alle categorie più deboli in un momento in cui se ne sente particolare bisogno”. La normativa che aveva sostituito i voucher – ricorda Coldiretti regionale - è stata un vero flop in agricoltura dove ha fatto crollare del 98% in valore l’uso dei buoni lavoro innanzitutto per effetto di un eccesso di inutile burocrazia. I voucher – ha ricordato Coldiretti Emilia Romagna – erano stati introdotti per la prima volta in via sperimentale nel 2008 per la vendemmia proprio per le peculiarità dell’offerta di lavoro nelle campagne. Nel corso degli anni successivi l’agricoltura – sottolinea ancora l’organizzazione – è stata l’unico settore che è rimasto praticamente “incatenato” all’originaria disciplina “sperimentale” con tutte le iniziali limitazioni (solo lavoro stagionale e solo pensionati, studenti e percettori di integrazioni al reddito) a differenza di altri settori. Non è un caso – precisa Coldiretti Emilia Romagna – che il numero di voucher impiegati nelle campagne dell’Emilia Romagna siano rimasti stabili e addirittura in calo, passando dai 400 mila del 2013 (8,2% del totale) ai circa 350 mila dell’ultimo anno di applicazione (solo il 2,6% del totale). http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/decreto-dignita-emilia-romagna-bene-i-voucher-per-frutta-e-vendemmia.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120767305 Mon, 30 Jul 2018 09:32:19 GMT VACANZE: E-R, AGRITURISMO, PRIMI 5 MESI 2018 +2,7% ARRIVI E +11,6% PRESENZE Nei primi cinque mesi del 2018, gli agriturismi dell’Emilia Romagna hanno fatto registrare un aumento del 2,7% degli arrivi e dell11,6 per cento di pernottamenti. Lo comunica Coldiretti regionale sulla base dei dati del Servizio Statistico della Regione Emilia Romagna. Secondo le elaborazioni Coldiretti da gennaio alla fine di maggio nei 1.150 agriturismi da Piacenza a Rimini gli arrivi sono stati quasi 50 mila e i pernottamenti 140 mila, con un forte aumento dei turisti stranieri cresciuti del +14,7% in termini di arrivi e del 26,6% nelle presenze. Negli agriturismi – commenta Coldiretti – un turista su cinque (19,5%) proviene dall’estero, un rapporto in continua crescita, grazie al richiamo dell’enogastronomia e alla ricerca di prodotti tipici legati a territori ben definiti. La buona tavola resta una delle ragioni principali per scegliere l’agriturismo, ma sta crescendo con forza anche la richiesta di vacanze che consentono di scoprire il territorio, con percorsi che toccano aree archeologiche e naturalistiche. Sul piano enogastronomico, il Emilia Romagna il turista può contare su 44 prodotti a denominazione d’origine, su oltre 393 prodotti iscritti all’albo delle produzioni tradizionali e 19 vini Doc, 2 Docg, e 9 Igt. La vacanza a contatto con la natura nella nostra regione offre due parchi nazionali, 13 regionali e 31 riserve e oasi ambientali. Molto richiesti sono poi gli agriturismi che consentono di visitare i piccoli borghi e i gioielli dell’arte che si trovano nell’entroterra dell’Emilia Romagna. La scelta dell’agriturismo nell’80% dei casi – afferma Coldiretti – è una scelta autonoma, con prenotazione diretta da parte dei clienti dopo che hanno consultato siti come www.campagnamica.it. Ampio peso nella scelta ha anche il passaparola tra parenti e amici che, per le vacanze in campagna, è sempre molto affidabile. Nel 2018 – informa Coldiretti Emilia Romagna – è cresciuta anche l’App farmersforyou, in versione italiana e inglese, che permette di scegliere gli agriturismi e anche i mercati di Campagna Amica, le fattorie e le botteghe dove poter comprare il vero made in Italy agroalimentare.     http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/vacanze-e-r-agriturismo-primi-5-mesi-2018-2-7-arrivi-e-11-6-presenze.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120585703 Wed, 25 Jul 2018 09:58:13 GMT VACANZE: COLDIRETTI, IN EMILIA ROMAGNA ASSEGNATE 393 BANDIERE GUSTO Record a tavola per l’Emilia Romagna che nel 2018 raggiunge 393 “Bandiere del gusto”, assegnate all’Emilia Romagna sulla base delle specialità alimentari tradizionali presenti sul territorio regionale. Lo rende noto Coldiretti Emilia Romagna in riferimento alla classifica dei primati enogastronomici stilata da Coldiretti nazionale in merito alla variegata offerta delle località turistiche nazionali durante questa estate. Sono 5 i prodotti che – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – si sono aggiunti rispetto allo scorso anno e che sono andati ad incrementare sul territorio regionale il patrimonio di specialità che sono ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, secondo la diciottesima revisione del censimento dei prodotti agroalimentari tradizionali delle regioni. “E’ questo il risultato del lavoro di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari”, ha affermato il direttore di Coldiretti Regionale, Marco Allaria Olivieri nel sottolineare che “si tratta di un bene comune per l’intera collettività e di un patrimonio anche culturale che l’Italia e l’Emilia Romagna possono oggi offrire con orgoglio ai turisti italiani e stranieri”. L’Emilia Romagna con le sue 393 specialità si colloca al quarto posto in Italia dopo Campania (515), Toscana (461) e Lazio (409). A prevalere tra le specialità regionali sono – informa Coldiretti Emilia Romagna - i 171 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 79 piatti composti o prodotti della gastronomia (dall’agnello alla romagnola all’anguilla in umido, dalla faraona alla creta al ragù alla bolognese), le 56 verdure fresche e lavorate, 46 carni fresche e lavorate (salumi), 12 bevande tra analcoliche, liquori e distillati, 12 formaggi, 8 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei, 6 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro), 3 condimenti. Nell’elenco 2018 – segnala Coldiretti regionale – tra le new entry ci sono la zampanella (zàmpanèla), un antico mangiare dell’Appennino bolognese, tipico cibo povero a base di acqua (o latte), farina, sale e talvolta anche uova, simile al borlengo modenese; tre tipi di gramigna (gialla, paglia e fieno, verde) della provincia di Reggio Emilia; i chisolini (chisulèn, chissò), un prodotto tipico della provincia di Piacenza, il cui ingrediente base é la pasta del pane che viene stesa in sfoglie e fritta in strutto di maiale bollente. (SEGUE TABELLA) I PRODOTTI TRADIZIONALI AGROALIMENTARI DELL’EMILIA ROMAGNA 2018 tipologia   prodotti   Bevande analcoliche, distillati e liquori   12   Carni (e frattaglie) fresche e loro preparazione   46   Formaggi   12   Prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati   56   Paste fresche e prodotti di panetteria, biscotteria, pasticceria, confetteria   171   Prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso burro)   6   Preparazioni di pesci, crostacei e tecniche particolari di allevamento degli stessi   8   Condimenti   3   Piatti composti   79   Totale prodotti   393   http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/vacanze-coldiretti-in-emilia-romagna-assegnate-393-bandiere-gusto.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120470411 Fri, 20 Jul 2018 11:04:41 GMT ONU: GRASSI E ZUCCHERI, ATTACCO A PRODUZIONI DI QUALITÀ EMILIA ROMAGNA Ancora una volta a finire sotto scacco sono i prodotti principe del made in Italy e della dieta mediterranea. È questo il commento di Coldiretti Emilia Romagna all’annuncio che L’Onu e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) vogliono tassare i prodotti alimentari contenenti grassi insaturi, sale e zuccheri per combattere le malattie cardiovascolari, il diabete, il cancro. Ad essere messi sotto accusa ci sono anche prodotti tipici dell’Emilia Romagna, dal Parmigiano Reggiano al prosciutto di Parma, dall’olio d’oliva al vino. L’assurdità di questa guerra santa – commenta Coldiretti Emilia Romagna – è che ad essere colpiti sono quei prodotti della Dieta Mediterranea, riconosciuta proprio dall’Oms come dieta “allunga-vita”, che ha reso l’Italia uno dei Paesi con la popolazione più longeva al mondo e che ha conquistato il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’Umanità dall’Unesco. Si tratta – accusa Coldiretti Emilia Romagna – di un altro pesante attacco la made in Italy, come è già avvenuto in Francia e in Inghilterra con le etichette a semaforo. Il fatto più preoccupante è che si crea allarmismo presso i consumatori con il rischio concreto che vengano percepiti come salutari prodotti di scarsa qualità come bibite gassate prive di zucchero, mentre vengono bocciati prodotti ricchi di elementi fondamentali per una dieta equilibrata (vitamine, minerali), come l’olio extravergine, il Parmigiano Reggiano o il prosciutto di Parma. Si rischia – prosegue Coldiretti regionale – che venga messo in discussione non solo un importante costume alimentare, ma anche un sistema produttivo di qualità che genera in Emilia Romagna un volume d’affari di 14,8 miliardi di euro con 70 mila occupati. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/onu-grassi-e-zuccheri-attacco-a-produzioni-di-qualita-emilia-romagna.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120385882 Tue, 17 Jul 2018 17:18:43 GMT PREMIO INNOVAZIONE GIOVANI: LA GENTE DEI CAMPI E IL SOGNO DI BONOMI Quando nel 1944 rinascono partiti e sindacati, un giovane partigiano cattolico di famiglia contadina fonda la Coldiretti. È così che Paolo Bonomi realizza il sogno di dare dignità economica, politica e sociale alle famiglie coltivatrici: oltre otto milioni di italiani senza diritti e tutele sociali, considerati giuridicamente ed economicamente come categoria lavoratrice, si trasformano in piccoli proprietari. È una svolta epocale, che cambia completamente il volto dell’Italia rurale. È questa svolta che ha raccontato il giornalista Nunzio Primavera, con piglio da storico, nel libro “La gente dei campi e il sogno di Bonomi” (edizioni Laurana) presentato in occasione della serata finale del premio Innovazione Giovani di Coldiretti Emilia Romagna a Noceto di Parma, presso l’azienda Bertinelli. Intervistato dal giornalista parmigiano Andrea Gavazzoli, Primavera ha ricordato gli avvenimenti che hanno portato Bonomi a fondare nel 1944 la Coldiretti per dare rappresentanza ai contadini, dall’ispirazione a don Sturzo, fino all’appoggio di De Gasperi, di cui sposa la linea politica. L’intuizione di Bonomi, osteggiata da comunisti e latifondisti, si trasforma ben presto nella più grande redistribuzione di ricchezza mai attuata in Italia, che troverà la sua realizzazione nella Riforma Agraria. Il libro si concentra sulla storia tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e gli anni Sessanta e si conclude con un’appendice che ricorda e racconta tutti gli uomini di Bonomi che hanno contribuito a rendere Coldiretti la principale organizzazione agricola italiana. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/premio-innovazione-giovani-la-gente-dei-campi-e-il-sogno-di-bonomi.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120382676 Tue, 17 Jul 2018 16:30:29 GMT OCCUPAZIONE: E-R, CRESCITA RECORD + 4,8% AZIENDE GIOVANI NELLE CAMPAGNE Crescita record di aziende giovani nell’agricoltura, silvicoltura e pesca dell’Emilia Romagna. Nel primo trimestre 2018 hanno raggiunto il numero di 2.199 imprese con un aumento del 4,8% rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, raddoppiando perfino la crescita del 2,3% fatta registrare in tutto il 2017. È quanto emerge dalla analisi di Coldiretti Emilia Romagna sui dati del registro delle imprese di Unioncamere e diffusa in occasione del premio per l’innovazione di Coldiretti Giovani Impresa Emilia Romagna, che ha selezionato tra centinaia di aziende le esperienze imprenditoriali più innovative del 2018, dall’allevamento di animali da lana anallergica alle feste nei campi di canapa, dagli orti coltivati via internet alla bava di lumache per produrre creme per la salute e la cura del corpo, dal food truck per cucinare il pesce in diretta nelle piazze di paese alle erbe infestanti per lenire artriti e artrosi. Nel primo trimestre di quest’anno– rileva Coldiretti regionale – le imprese under 35 totali in Emilia Romagna sono risultate 27.681, con un calo di 1.125 aziende (–3,9%) rispetto allo stesso periodo del 2017. I cali maggiori si sono avuti nel settore delle costruzioni (–681 unità, –11,1%) dei servizi (–473 imprese, –2,6%) e dell’industria (–72 unità, –3,4%). In controtendenza rispetto all’andamento prevalente sono cresciute solo le imprese giovani dell’agricoltura, silvicoltura e pesca con 101 imprese in più (+4,8%), a conferma dell’attrazione che le opportunità offerte dal settore esercitano sui giovani. L’apertura di aziende – specifica Coldiretti Emilia Romagna – riguarda l’agricoltura e la silvicoltura (+74 imprese, +4,4%), ma anche la pesca e l’acquacoltura (+32 imprese, +9,1%). Tra chi fa dell’agricoltura una scelta di vita scommettendo sulla campagna con passione e professionalità – informa Coldiretti Emilia Romagna – la metà è laureata e mediamente i giovani possiedono una superficie agricola superiore del 54% e un fatturato più elevato del 75% rispetto alla media con il 50% in più di occupati per azienda. A caratterizzare le imprese giovanili del settore – ribadisce Coldiretti regionale – è anche il fatto che a quasi 20 anni dall’approvazione della legge che ha rivoluzionato le campagne, la 228 del 2001 (conosciuta come legge di Orientamento) fortemente sostenuta da Coldiretti, i giovani hanno interpretato in chiave innovativa le opportunità offerte dal mondo rurale, avviando attività che vanno dalla trasformazione aziendale dei prodotti alla vendita diretta, dall’adottare un albero o un animale all’agricoltura sociale, dalla cura di parchi e giardini ai prodotti per il benessere e la cura della persona. “Abbiamo messo a disposizione dei giovani la grande esperienza di Coldiretti – ha detto il responsabile regionale di Coldiretti Giovani Impresa, Andrea degli Esposti – per sostenere chi è interessato a impegnare il proprio futuro in agricoltura e cogliere tutte le opportunità che la legge di Orientamento offre alle aziende agricole per l’accesso ai finanziamenti e consentire di superare le tante difficoltà burocratiche nell’avviare una propria impresa”. “I numeri in costante crescita dei nuovi ingressi ci dicono che l’interesse dei giovani verso la scelta imprenditoriale in agricoltura è un fatto quasi epocale e non certo occasionale – ha detto il direttore di Coldiretti Emilia Romagna, Marco Allaria Olivieri – per questo occorrono politiche da parte delle istituzioni, in primis della Regione, che possano sostenere queste scelte e consolidare le aziende giovani e innovative che costituiranno il futuro produttivo ed ambientale del nostro territorio”: Alle aziende innovative è dedicato il premio per l’innovazione promosso da Coldiretti i cui vincitori finali sono stati premiati presso l’azienda Bertinelli a Noceto (PR). Il premio “Creatività” è andato a Gloria Merli di Marano di Ziano (Piacenza) che ha portato dalle Ande all’Appennino piacentino l’alpaca, un camelide che produce lana anallergica, perché priva di lanolina, dai cui produce guanti, cuffie e maglioni sfruttando i 22 colori naturali di questa lana. A Mosé Padoan di Comacchio (Ferrara) è stato assegnato il premio “Campagna Amica” perché vende direttamente vongole, anguille e pesce azzurro, girando per città e paesi con il suo food truck che gli consente di cucinare sul momento il pesce freschissimo pescato nella notte. Sabrina e Massimiliano Zanelli sono stati premiati per la “Sostenibilità” del loro bosco officinale, dove coltivano ai margini dell’antico Bosco della Mesola di Ferrara piante normalmente ritenute infestanti, che, grazie ad una sapiente distillazione, diventano creme cosmetiche per neonati, sciroppi per il benessere della persona, confetture, il tutto senza chimica, ma solo con il pieno di natura. Il premio “Impresa3.terra” è andato a Sebastiano Tundo di Argenta (Ferrara), ingegnere, figlio di un ingegnere e un medico, tipico esempio di una new entry in campagna che ha scelto la Quinoa, pianta originaria dell’America Latina, parente di spinaci e barbabietola, ricca di proteine vegetali, fibra, antiossidanti e soprattutto gluten free per entrare nel mercato dei superfood, cibi orientati al benessere, sempre più richiesti dai consumatori. Con i suoi asini co-terapeuti a fianco di dottori e infermieri, Gioele Chiari di San Giorgio di Piano (Bologna) ha conquistato il premio “Noi per il sociale”; nella sua azienda intervengono operatori sanitari, educatori, psicologi che utilizzano gli asini e altri animali a sostegno di terapie verso malati psichiatrici e della sfera emozionale. Realizzare orti con dimensioni e prodotti che i clienti scelgono su internet è la geniale trovata di Emanuele Rubinetti di Cesena che si è aggiudicato il premio “Fare Rete”. Attraverso il sito internet “Ortiamo”, Emanuele dà ai clienti la possibilità di realizzare un orto che possono coltivare insieme o farselo coltivare interamente dal titolare, ottenendo in cambio i prodotti coltivati con la sicurezza di consumare alimenti freschi, di stagione e sicuri. Le sei categorie del premio non sono bastate per riconoscere la fantasia e la capacità di innovazione dei giovani perciò sono state assegnate anche cinque menzioni speciali. La menzione “Innovazione di prodotto” è andata Luca Ricci di Faenza (Ravenna) per l’allevamento di chiocciole da cui ricava oltre ai prodotti gastronomici anche creme cosmetiche e sciroppi pediatrici con metodi soft che non stressano le lumache. Sara Ramazzotti di Neviano degli Arduini (Parma) con la produzione di gelato e yogurt ottenuto dal latte destinato alla produzione di Parmigiano Reggiano ha ottenuto la menzione speciale “Qualità”. Menzione speciale “Ambiente” per Pietro Campani e Paolo Berretti di Montefiorino (Modena) che pensano in grande sul lungo periodo ed hanno in progetto di piantare 300 mila piante micorrizate per la prodizione di tartufi. Recuperando la Spergola, antico vitigno delle colline reggiane amato da Matilde di Canossa, la Compagnia della Spergola di Reggio Emilia si è aggiudicata la menzione “Valorizzazione economica” per aver riunito cantine ed enti pubblici per la promozione economica, ambientale e turistica del prodotto. Alle cene nel campo di canapa di Marco Bianchi di Coriano (Rimini) è andata la menzione speciale “Marketing”. PREMIO INNOVAZIONE 2018 COLDIRETTI GIOVANI IMPRESA Categoria “Creatività” DALLE ANDE AGLI APPENNINI Marano di Ziano (Piacenza) – Azienda “Giuseppina Penna” - Gloria Merli Guanti, sciarpe e cuffie: prodotti “allevati, raccolti e lavorati” grazie al lavoro instancabile della 26enne Gloria Merli in collaborazione con la madre Giuseppina Penna. Le due donne, nella loro azienda a Marano di Ziano, infatti, oltre a coltivare la vite, allevano otto alpaca, mammiferi della famiglia dei camelidi originari del Sud America grazie ai quali si produce la famosa lana soffice e anallergica. La lana di alpaca è infatti priva di lanolina, perciò non infeltrisce e non provoca allergie. Non è tinta perché ha 22 colori naturali, dal bianco puro al fulvo, dalle varie gamme del marrone al grigio fino al nero e agli sfumati. Categoria “Campagna Amica” FILIERA TRASPARENTE COME L’ACQUA Comacchio (Fe) – Mosè e B. società cooperativa di Mosè Padoan Quella della cooperativa Mosè e B. è una storia di passione. La società ha sede a Comacchio, regno della pesca e dell’anguilla e Mosè Padoan ha seguito il richiamo del territorio e si è dedicato anima e corpo a questa antica attività. Vongole veraci, anguille e pesce azzurro vengono pescati e venduti direttamente in una filiera cortissima e trasparente nei punti vendita aziendali e nei mercati di Campagna Amica. Mosè in breve tempo si è ritagliato uno spazio di assoluto rilievo nello scenario ittico ferrarese e questo gli ha permesso di ampliare l’attività e dedicarsi anche allo street food. Con il proprio food truck, camioncino che oltre a vendere pesce è attrezzato anche per la cottura, gira per la Provincia proponendo pesce fresco già cucinato secondo la tradizione e pronto al consumo, facendo conoscere a tutti i prodotti tipici e le ricette del suo territorio. Categoria “Sostenibilità” LE INFESTANTI CHE FANNO BENE Mesola (Fe) – Il Bosco Officinale di Sabrina e Massimiliano Zanelli Il Bosco Officinale si trova ai margini di uno dei boschi più antichi d’Italia, il bosco della Mesola. Qui Sabrina e Massimiliano Zanelli, con l’appoggio della madre, coltivano le piante officinali di una volta, quelle che erano quasi scomparse, come ad esempio la camomilla romana. La riscoperta è avvenuta anche grazie al nonno che queste piante conosceva bene e che è vissuto fino a 106 anni senza mai prendere una medicina. Sono ben diciassette le specie officinali coltivate tra cui l’Erigeron Canadensis una pianta originaria del Canada, ma che da secoli ha colonizzato il mondo: è una infestante resistente ai diserbanti, ricca però di sostanze benefiche soprattutto come prodotto drenante che giova anche per artrosi e artriti. L’azienda si è dotata di distillatori di ultima generazione che consentono di ricavare olii essenziali che mantengono tutte le caratteristiche del prodotto originario. Da qui nascono creme cosmetiche per neonati e adulti, sciroppi per il benessere della persona, creme anche per gli animali domestici. L’azienda dispone anche di un laboratorio dove vengono preparate confetture e altri prodotti alimentari di altissima qualità. Il tutto viene venduto online e direttamente nel negozio aziendale, mentre tra i progetti futuri c’è l’apertura di negozi in franchising. L’amore per le piante gli Zanelli amano trasmetterlo. Per questo organizzano corsi di formazione e informazione in azienda e spesso vengono chiamati anche dall’Università per lezioni agli studenti. Categoria “Impresa 3.Terra” SUPERFOOD MADE IN ITALY Argenta (Fe) – azienda agricola di Sebastiano Tundo Ingegnere edile, figlio di un ingegnere e di un medico, Sebastiano Tundo ha avviato un’azienda agricola un po’ per passione, un po’ per desiderio di avere subito una occupazione tutta sua. Per i suoi terreni seminati a cereali (grano, mais) e oleaginose (soia) aveva bisogno di una coltura in rotazione. Ha scelto la Quinoa, una pianta originaria del Sud America che ormai si sta diffondendo in tutto il mondo per le sue peculiarità: è una pianta erbosa, lontana parente di spinaci e barbabietola, ricca di proteine vegetali, fibra e antiossidanti e soprattutto gluten free, insomma in linea con i cosiddetti superfood, cibi orientati al benessere sempre più richiesti dai consumatori. La sua scelta però è stata fatta “scientificamente”, quasi da ingegnere. Sebastiano infatti con una oculata attività di ricerca e selezione ha scelto il tipo di seme più adatto ai terreni del ferrarese. Poi è partito con la coltivazione (tutta biologica), organizzando la sua filiera, a partire dal marchio (Quin), passando per il packaging, fino alla vendita diretta in azienda e online. Categoria “Noi per il sociale” L’ASINO DOTTORE San Giorgio di Piano (Bo) – azienda agricola di Gioele Chiari L’asino come co-terapeuta, affiancato a dottori, infermieri, psicologi. Il desiderio di mettere la sua azienda al servizio del sociale ha spinto Gioele Chiari ad allevare asini (razza meticcia) per rispondere ai bisogni più profondi della disabilità. La pet-therapy già da tempo si sta diffondendo anche in Italia ed è in questo settore che Gioele ha deciso di realizzare il suo impegno sociale. Nella sua azienda intervengono operatori sanitari, educatori, psicologici, veterinari che utilizzano gli asini per la co-terapia, attività complementare alla terapia vera e propria, che coinvolge malati psichiatrici e della sfera emozionale. Infatti questa tipologia di utenti trova particolare giovamento nel rapporto con questo animale speciale, grande trasduttore di emozioni e in grado di entrare in contatto con la sfera più intima delle persone. Categoria “Fare rete” OLTRE IL KM 0 Cesena (Fc) – società agricola Colle Del Rio di Emanuele Rubinetti Adottare un appezzamento di terreno per realizzare un orto a proprio immagine, uso e consumo. È stata questa l’idea vincente di Emanuele Rubinetti, giovane (30 anni) imprenditore agricolo di Cesena che attraverso il sito internet “ortiamo”, offre ai suoi clienti la possibilità di realizzare un orto, scegliendone le dimensioni, il periodo di coltivazione con le verdure e gli ortaggi da seminare. Una iniziativa molto flessibile, che dà la possibilità di un servizio diversificato: coltivare insieme al coltivatore o farselo coltivare interamente dal titolare, ma il tutto sempre in una attività interattiva per cui si parla, ci si confronta si sceglie e si decide con il titolare. Il tutto avviene attraverso internet, a parte la fase finale, quella più interessante in cui il cliente riceve i suoi prodotti a casa, sicuro di mangiare alimenti freschi, di stagione e sicuri. Partito da solo, Emanuele oggi ha due soci, Giovanni e Luana e gli orti da 20 sono diventati 60. Tra gli obiettivi futuri: avviare un allevamento di polli legati agli orti (alimentati con i residui della produzione) e sviluppare un percorso didattico con scuole, famiglie e aziende. Menzione speciale “Innovazione di Prodotto” LA BELLEZZA DELLA CHIOCCIOLA Faenza (Ra) – società agricola Luca Ricci Dal 2017 Luca Ricci ha avviato allevamento di lumache a ciclo biologico completo nella campagna faentina (Ravenna). L’azienda ha ricevuto il marchio d’origine e garanzia di qualità “Chiocciola Metodo Cherasco”, assegnato dall’Istituto Internazionale di Elicicoltura. Le chiocciole si nutrono solo di vegetali selezionati e sono allevate in condizioni igienico-ambientali controllate. Parallelamente Luca ha creato il marchio “La Chiocciola Romagnola” e diversificato la produzione con due linee, una gastronomica (chiocciole vive, patè, ragù di chiocciola) e una cosmetica/benessere (a base di bava di lumaca purissima) con creme e sciroppi pediatrici contro tosse e problemi di stomaco. Una particolarità dell’azienda: per produrre cosmetici e prodotti medicali utilizza sistemi soft che non stressano e non fanno soffrire le chiocciole. Oltre alla vendita diretta e nella rete Campagna Amica, l’azienda ha attivato un portale per vendita online (www.lachiocciolaromagnola.it), sia dei prodotti gastronomici (destinati a chef e ristoranti) sia degli sciroppi pediatrici e delle creme che raggiungono tutta Italia. Menzione speciale “Qualità” IL PARMIGIANO GELATO Neviano degli Arduini (Pr) – società agricola Casello – Sara Ramazzotti Da sempre la società agricola Casello coltiva cereali e foraggere (120 ettari) e alleva 160 bovini con latte destinato prevalentemente alla produzione di Parmigiano Reggiano tramite conferimento al caseificio sociale. È a partire da questa tradizione di qualità che la giovane Sara Ramazzotti qualche anno fa, in periodo di prezzi bassi del formaggio, ha deciso di diversificare e innovare la propria produzione con l’obiettivo di avere più opportunità di reddito per l’azienda familiare, destinando parte del latte di alta qualità prodotto alla trasformazione in gelato e in yogurt. È così che decide di aprire un’agrogelateria (“Il Settimo Gelo”) a Langhirano (Parma) con l’obiettivo di far gustare ai clienti gelati e yogurt di altissima qualità perché ottenuti da latte per Parmigiano Reggiano. Menzione speciale “Ambiente” 300MILA PIANTE IN 20 ANNI Montefiorino (Mo) – società agricola Modena Tartufi di Pietro Campani e Paolo Berretti Nascono dall’esperienza di tre generazioni di tartufai e contano di andare lontano i giovani dell’azienda Modena Tartufi. Infatti oltre a produrre e vendere direttamente il loro tartufo, stanno sviluppando un progetto di lunga gittata, che prevede di realizzare, a partire dal seme, 300 mila piante micorrizzate per reimpiantare boschi di piante autoctone sull’Appennino modenese. L’obiettivo è impiantare aree verdi, dando un nuovo volto ambientale e paesaggistico al territorio, creando nello stesso tempo tartufaie che diano ai proprietari la possibilità di ottenere un reddito integrativo anche in queste zone svantaggiate. Per realizzare il progetto hanno adottato i progressi scientifici più recenti, le tecnologie all'avanguardia e non ultimo la sicurezza data dal nuovo disciplinare dell’Emilia Romagna che prevede a garanzia dei clienti una doppia certificazione, rilasciata nel loro caso dall’Università di Perugia e dalla stessa Regione Emilia Romagna. I clienti al momento dell’acquisto delle piante ottengono contemporaneamente la consulenza gratuita necessaria per realizzare e portare a produzione la propria tartufaia. A fianco di questo progetto, l’azienda sta anche realizzando il primo “Parco del tartufo” in collaborazione con il Gal “Antico Frignano”. Nell’area di Montefiorino lavorano per realizzare tartufaie con i tartufi locali protetti dal disciplinare dei prodotti tipici della Camera di Commercio di Modena come “tartufi delle valli Dolo e Dragone”. Menzione speciale: “Valorizzazione economica” TORNA IL VINO DI MATILDE DI CANOSSA Reggio Emiliano – Compagnia della Spergola La Spergola è un vitigno a bacca bianca dalla storia millenaria, indissolubilmente legata al territorio collinare della provincia di Reggio Emilia. La zona pedecollinare della provincia reggiana è l’unica zona al mondo dove si possono gustare vini prodotti da questa uva, che veniva coltivata da uno dei personaggi storici reggiani: Matilde di Canossa. La Compagnia della Spergola è nata nel 2011 dalla volontà comune di produttori e amministrazione comunale di Scandiano per un progetto che tuteli e promuova un prodotto agricolo unico per storia e caratteristiche organolettiche. Il protocollo d’intesa firmato il 30 agosto 2016 fra le cantine Ajano, Emilia Wine, Bertolani Alfredo, Casali Viticultori, Azienda Agricola Colle, Azienda Agricola Reggiana, Cantina Sociale di Puianello, Azienda Agricola Cantina Fantesini e i comuni di Scandiano, Albinea, Quattro Castella e Bibbiano rappresenta un importante strumento per la messa in campo di azioni per la valorizzazione economica, ambientale e turistica del territorio. L’obiettivo è creare un prodotto esclusivo, di alta gamma e aumentare la redditività della materia prima prodotta dagli agricoltori del territorio. Menzione speciale: “Marketing” LA CENA NEL CAMPO DI CANAPA Coriano (Rn) - Podere Bianchi di Marco Bianchi Durante tutto il periodo estivo l’azienda realizza ogni anno a Coriano una serie di eventi, che quest’anno ha chiamato “Scollina, la cena nel campo di canapa” ambientandolo all’interno di un campo di canapa, sulla collina di fronte al centro aziendale. Si tratta di eventi molto graditi dal pubblico, realizzati con una formula mirata alla scoperta dei sapori del territorio, sapientemente accompagnati dai raffinati vini aziendali, raccontati per l’occasione. “Scollina” nasce con l’idea di far conoscere i diversi poderi e le differenti produzioni dell’azienda. Una cena elegante con posti a sedere e tavoli imbanditi ogni anno con menù e organizzazione differente, in un campo e quindi in un ambiente diverso: negli anni scorsi c’erano il labirinto, il percorso, il campo di zucche. Ogni anno l’azienda organizza una festa alternativa in cui al cliente si offrono suggestioni e aspettative nuove. In queste situazioni vengono valorizzati sapientemente i prodotti aziendali che caratterizzano il territorio, in risposta alla crescente richiesta del turismo nazionale e straniero con una recente e proficua collaborazione con il settore turistico alberghiero della vicina riviera Romagnola. La presenza della struttura agrituristica come cornice degli eventi consente un’ulteriore valorizzazione del contesto aziendale agricolo offrendo al pubblico emozioni uniche ed irripetibili. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/occupazione-e-r-crescita-record-4-8-aziende-giovani-nelle-campagne.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120370396 Tue, 17 Jul 2018 10:09:36 GMT CETA: COLDIRETTI, -10% GRANA IN CANADA, BALDRIGHI SI INFORMI   Sulla base dei dati Istat piu’ aggiornati, in netta controtendenza all’aumento fatto registrare sui mercati mondiali, le esportazioni di Parmigiano Reggiano e di Grana Padano in Canada sono crollate del 10% in valore e del 6% in quantità nel primo trimestre del 2018 rispetto al quello dell’anno precedente, il confronto piu’ significativo per valutare gli effetti preliminari dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea (Ceta), entrato in vigore in forma provvisoria solo il 21 settembre 2017  E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le imbarazzanti dichiarazioni riportate dal Corriere della Sera del Presidente del Consorzio  del Grana Padano Cesare Baldrighi sulle esportazioni di Parmigiano Reggiano e Grana Padano in Canada dove il Ceta avrebbe dovuto frenare le imitazioni e migliorare l’accesso al mercato.   Stupisce e preoccupa – sottolinea la Coldiretti - che il presidente del Consorzio non conosca gli ultimi numeri aggiornati delle vendite sui mercati esteri dei prodotto che dovrebbe tutelare e si avventuri in considerazioni errate supportate da dati vecchi e fuorvianti, quando sarebbe bastato fare una verifica sul sito del commercio estero dell’Istat facilmente accessibile a tutti  (https://www.coeweb.istat.it). Ancora piu’ grave – continua la Coldiretti - è che non venga neanche citato il fatto che con il trattato l’Unione Europea per la prima volta si autorizza all’estero l’utilizzo della traduzione inglese Parmesan del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano, per formaggi che non hanno nulla a che fare con le due specialità Made in Italy piu’ vendute nel mondo. Un precedente disastroso a livello internazionale – sottolinea Coldiretti – contro il quale si sono battuti da sempre i Consorzi di Tutela dei due formaggi che hanno proprio nelle imitazioni il concorrente piu’ temuto all’estero.   Baldrighi anziché perdersi in valutazioni non supportate dai dati dovrebbe preoccuparsi della pesante perdita di valore subita del Grana Padano dal 2017 al 2018 mentre con questa disinformazione - sostiene la Coldiretti - si assume una pesante responsabilità nei confronti degli allevatori e dei produttori di Grana Padano, di tutti gli operatori impegnati nella difesa del Made in Italy agroalimentari e dell’intero Paese.   A diminuire in Canada sono state anche le esportazioni dall’Italia dell’intera categoria formaggi e latticini che risultano in calo in valore del 2% nel primo trimestre del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Istat.   Al contrario nei primi tre mesi del 2018 sono stati prodotti in Canada ben 3 milioni di chili di falso Parmigiano Reggiano (Parmesan), 2,3 milioni di ricotta locale, 970mila chili di Provolone taroccato senza dimenticare che ci sono addirittura 36,1 milioni di chili di mozzarella e ben 68mila chili di un non ben identificato formaggio Friulano, che certamente non ha nulla a che vedere con la Regione più a Nord est d’Italia, secondo le elaborazioni Coldiretti sui dati dell’ultimo rapporto del Governo canadese.   Questo accade perché in realtà sulla base del trattato oltre 250 denominazioni di origine (Dop/Igp) italiane riconosciute dall’Unione Europea non godranno di alcuna tutela sul territorio canadese mentre per la lista dei 41 prodotti Made in Italy ipoteticamente tutelati sono previste importanti eccezioni come il via libera all’uso delle traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori (un esempio è il parmesan) ma anche la possibilità per alcune tipicità (come asiago, fontina e gorgonzola) di usare per le imitazioni canadesi gli stessi termini se erano presenti sul mercato nordamericano prima del 18/10/2013 mentre se l’attività è stata avviata successivamente si dovrà semplicemente aggiungere una indicazione come “genere”, “tipo”, “stile”.   Per l’Italia l’opposizione è quindi giustificata dal fatto che con il Ceta per la prima volta nella storia l’Ue legittima in un trattato internazionale – conclude Coldiretti – la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy più prestigiosi, un cavallo di Troia nei negoziati con altri Paesi, dal Giappone al Messico, dall’Australia alla Nuova Zelanda fino ai Paesi del Sudamerica (Mercorsur) che sono stati così autorizzati a chiedere lo stesso tipo di concessioni.                                        http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/ceta-coldiretti-10-grana-in-canada-baldrighi-si-informi-.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120328208 Mon, 16 Jul 2018 09:37:12 GMT OCCUPAZIONE: (IN MOSTRA) I LAVORI CHE RICHIAMANO I GIOVANI IN AGRICOLTURA Dalle feste nei campi di canapa agli allevamenti da cui si ricava lana che non dà allergia, dalla bava di lumaca per creme di bellezza alle erbe infestanti che fanno bene, dagli orti coltivati via internet al bosco con 300 mila alberi da tartufo. Sono alcune delle esperienze innovative che verranno messe in mostra in occasione della serata finale del premio Innovazione Giovani promossa da Coldiretti Giovani Impresa Emilia Romagna che si svolgerà domani, lunedì 16 luglio 2018 alle ore 18,00 presso l’azienda agricola Bertinelli, in via Medesano 1 a Noceto di Parma, dove arriveranno giovani da tutta l’Emilia Romagna. In un expo green appositamente allestito sarà possibile vedere dal vivo i prodotti e le tecnologie che stanno rinnovando il modo di fare agricoltura e che costituiscono le idee piene di ingegno con cui i giovani fanno impresa. Verranno anche presentati gli ultimi dati sulle imprese giovanili agricole, le uniche a crescere in Emilia Romagna nel 2018. Nell’ambito della serata verrà presentato il libro di Nunzio Primavera “La gente dei campi e il sogno di Bonomi – la Coldiretti dalla fondazione alla Riforma Agraria”, con l’autore che sarà intervistato dal giornalista Andrea Gavazzoli. Interverranno il delegato regionale di Coldiretti Giovani Impresa, Andrea Degli Esposti, il presidente e il direttore di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello e Marco Allaria Olivieri. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/occupazione-in-mostra-i-lavori-che-richiamano-i-giovani-in-agricoltura.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120327080 Mon, 16 Jul 2018 09:08:09 GMT MALTEMPO: E-R AGRICOLTORI SENZA RISARCIMENTI GELATE MARZO 2018 È allarme tra i produttori agricoli dell’Emilia Romagna per l’assordante silenzio delle istituzioni sui risarcimenti dei pesanti danni provocati in regione dall’ondata di gelo tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo scorso, che provocò nella campagne da Piacenza a Rimini circa 100 milioni di perdite. Lo denuncia Coldiretti Emilia Romagna ricordando che le gelate avevano colpito pesantemente i frutteti, in particolare albicocchi e peschi, e gli ortaggi, dai carciofi ai cavoli, dai pomodori ai broccoli. Dopo i sopralluoghi della Regione Emilia Romagna – spiega Coldiretti – è partita la procedura per il risarcimento con l’invio della documentazione dei danni al ministero delle Politiche agricole. Da allora tutto tace. L’allarme dei produttori – rincara Coldiretti Emilia Romagna – nasce anche dalla mancanza di copertura in quel periodo delle assicurazioni contro le calamità naturali in quanto la campagna assicurativa non era ancora aperta e non era stato possibile assicurare le coltivazioni. La mancata risposta delle istituzioni a distanza di oltre quattro mesi dagli eventi – afferma Coldiretti regionale – fa presumere un esito negativo delle richieste degli agricoltori, che si troverebbero in questo caso totalmente scoperti vista l’impossibilità di assicurarsi. Per evitare di aggiungere disastro a disastro, vista la vastità delle aree colpite e le forti perdite economiche, Coldiretti Emilia Romagna propone di attivare la stessa procedura utilizzata nel 2017 per la siccità. Occorre – spiega Coldiretti – una norma apposita che, in deroga al decreto 102/2004 sulla calamità naturali, consenta di risarcire il danno per le colture assicurabili. Se non arriverà una risposta chiara in tempi brevissimi, Coldiretti Emilia Romagna prenderà contatti con tutti i parlamentari della regione per sollecitare la presentazione alle Camere di una apposita norma salva-aziende. http://www.emilia-romagna.coldiretti.it/maltempo-e-r-agricoltori-senza-risarcimenti-gelate-marzo-2018.aspx?KeyPub=GP_CD_EMILIAROMAGNA_HOME|CD_EMILIAROMAGNA_HOME&subskintype=Detail&Cod_Oggetto=120253103 Fri, 13 Jul 2018 10:03:38 GMT