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08/05/2018 - N.

CIBUS ALIMENTARE, ETICHETTA SEMAFORO BOCCIA 80% PRODOTTI DOP EMILIA ROMAGNA

Bocciatura ingiusta e ingiustificata per l’80 per cento degli alimenti a denominazione d’origine (Dop e Igp) dell’Emilia Romagna, in particolare, e italiani in generale da parte della cosiddetta etichetta-semaforo che si sta diffondendo in Europa. Lo afferma Coldiretti regionale che a Cibus ha allestito una esposizione dei prodotti Dop e Igp dell’Emilia Romagna che sui mercati che utilizzano l’etichetta nutrizionale a semaforo, verrebbero bollati con il rosso, percepito negativamente dai consumatori.
Tra gli alimenti della Food Valley italiana, ad essere bocciati – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – sarebbero le principali Dop regionali e nazionali più vendute in Italia e all’estero, come il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma, il Grana Padano, la Mortadella di Bologna, fino ad arrivare a colpire un simbolo della dieta mediterranea come l’olio extravergine d’oliva di Brisighella e delle Colline di Romagna. L’inganno dell’etichetta-semaforo – spiega Coldiretti Emilia Romagna – avviene perché con bollini rosso, giallo e verde vengono indicati i livelli di contenuti in termini di grassi, sali, zuccheri, per ogni 100 grammi di prodotto, senza basarsi sulle quantità effettivamente consumate, bensì solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, con il rischio concreto che vengano percepiti come salutari prodotti di scarsa qualità come bibite gassate prive di zucchero, mentre vengono bocciati prodotti ricchi di elementi fondamentali per una dieta equilibrata (vitamine, minerali), come l’olio extravergine o il Parmigiano Reggiano. Il tutto con l’aggravante che non c’è nessuna considerazione sulla quantità consumata, per cui il consumo della bibita gasata non sarà mai limitato a 100 grammi di prodotto, mentre il consumo di Parmigiano Reggiano o l’olio extravergine di Brisighella o delle Colline romagnole difficilmente vanno oltre i pochi grammi necessari al condimento.
L’etichetta nutrizionale a semaforo boccia la stragrande maggioranza di prodotti a denominazione d’origine italiani smentendo di fatto la stessa Unione Europea che ha certificato la qualità e l’eccellenza di questi prodotti. “Per questo – sostiene il direttore di Coldiretti Emilia Romagna, Marco Allaria Olivieri – l’Unione Europea deve intervenire per fermare il diffondersi di un sistema di etichettatura fuorviante, discriminatorio ed incompleto che finisce per escludere dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole, a favore di alimenti artificiali di cui in alcuni casi non è nota neanche la ricetta”.
L’Emilia Romagna – sottolinea Coldiretti regionale – è la regione più colpita perché, secondo i dati di Ismea-Qualivita, con 2.751 milioni di euro, produce da sola il 42% delle valore delle produzioni Dop e Igp italiane (pari ad oltre 6.600 milioni). Ad essere messo in discussione è un intero sistema produttivo che va dalle principali produzioni come il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma, la Mortadella, ma arriva a penalizzare anche prodotti fondamentali per l’economia di interi territori, come i salumi Dop piacentini, lo Squacquerone di Romagna, lo Zampone e il Cotechino, il prosciutto di Modena, la salama da sugo.
“Con l’etichetta semaforo – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – si rischia una semplificazione che spinge modelli alimentari sbagliati che mettono a rischio non solo la salute dei cittadini italiani ed europei, ma anche un sistema produttivo di qualità che si è affermato anche grazie al riconoscimento dell’Unione Europea e che genera un volume d’affari di 14,8 miliardi di euro con 70 mila occupati”.











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