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ANNATA AGRARIA: PLV TORNA INDIETRO DI DIECI ANNI

Redditi in rosso per le aziende che hanno prodotto a prezzi internazionali, ma a costi italiani. La produzione lorda vendibile è crollata del 9,5% tornando sotto ai livelli di dieci anni fa, ma con una inflazione che dal 2000 ad oggi è stata del 23%
 
Con una produzione lorda vendibile che crolla del 9,5% e passa da quasi 4.000 milioni di euro a 3.570 milioni il valore della produzione agricola dell’Emilia Romagna scende al di sotto dei livelli del 2000, quando si era attestato sui 3.665 milioni di euro (7.098 miliardi di Lire). Il dato è di Coldiretti Emilia Romagna che sottolinea come il 2009 sia stato un anno di forte sofferenza per l’agricoltura.
La Plv 2009, infatti, oltre ad essere inferiore a quella di dieci anni fa in termini correnti, è erosa anche dall’inflazione che in questi dieci anni è stata del 23%. A risentirne pesantemente è il reddito delle aziende che hanno dovuto far fronte ai forti aumenti del costo dei mezzi di produzione. I costi intermedi (sementi, carburanti, agro farmaci, mezzi tecnici, ecc.) che nel 2000 ammontavano a circa 1.400 milioni di euro, nel 2009, secondo stime Coldiretti, hanno raggiunto i 1.800 milioni di euro, con un bilancio costi-ricavi sempre più insostenibili per il costante aumento dei primi e il calo continuo dei secondi.
“Dovrebbe far riflettere – ha detto il presidente di Coldiretti Emilia Romagna, Mauro Tonello – soprattutto il fatto che l’andamento dei prezzi sembra ormai completamente svincolato dalle tendenze di mercato e dall’andamento delle produzioni. Con una domanda alimentare rimasta nel 2009 sostanzialmente stabile, anche quando l’offerta di prodotti agricoli è risultata in calo i prezzi alla produzione non ne hanno tratto nessun vantaggio”. Tutto ciò – sostiene Coldiretti – senza che ne abbiano beneficiato neanche i consumatori visto che il prezzo finale dei prodotti alimentari non ha seguito il calo dei prezzi all’origine e anzi spesso sono risultati in aumento. Aumento che non ha mai avuto una ricaduta sui produttori agricoli perché sul prezzo finale di un prodotto alimentare ogni 100 euro pagati dal consumatore, solo 17 vanno all’imprenditore, mentre 23 vanno all’industria e 60 al commercio.
Uno dei casi più evidente di prezzi alla produzione non remunerativi nella campagna 2009 è stato il prezzo alla produzione delle pesche e delle nettarine, che si è attestato attorno ai 20 centesimi al chilogrammo, al di sotto del livello dei prezzi del 2000, quando le pesche venivano pagate quasi 27 centesimi al chilogrammo (520 lire). In mezzo ci sono dieci anni e un’inflazione del 23%. Solo l’anno scorso i prezzi dei mezzi di produzione sono aumentati mediamente del 9%, con mangimi e concimi che hanno raggiunto aumenti anche del 50%.
“Il problema principale – ha detto Tonello – è quindi assicurare un maggior reddito alle aziende agricole, recuperando alla produzione un maggior peso nella formazione del valore lungo la filiera. Le aziende stanno cercando strade alternative, a partire dalla vendita diretta che vede in Emilia Romagna oltre 4.700 aziende, mentre ci sono già una trentina di mercati contadini in cui gli agricoltori portano in città le loro merci. E’ chiaro – ha proseguito il presidente regionale di Coldiretti – che non è la soluzione per tutti i problemi della commercializzazione dei prodotti della terra, ma è una opportunità che Coldiretti ritiene importante per cercare alternative di mercato. Nello stesso tempo, la costituzione di “Consorzi Agrari d’ Italia”, cui aderiscono 24 consorzi agrari, tra cui cinque dell’Emilia Romagna, vuole essere un sistema per rafforzare le aziende agricole sul fronte dell’approvvigionamento dei mezzi tecnici e uno strumento di gestione dell’offerta per avere più potere contrattuale in settori fondamentali come la cerealicoltura. L’aggregazione delle aziende troverà nuova forza anche nella costituzione di Unci-Coldiretti, la centrale cooperativa che punta a diventare il maggior raggruppamento di cooperative agroalimentare in Italia”.
 
I risultati del 2009 I risultati dell’agricoltura dell’Emilia Romagna nel 2009 vedono un calo del 18% del valore complessivo della frutta, con le mele che hanno fatto registrare una diminuzione dell’1% in termini di produzione e del 40% in termini di valore; per le pesche e le nettarine i risultati produttivi ammontano rispettivamente a +2,8% e +5,4%, con un crollo al di sopra del 50% del valore della produzione; solo le pere hanno fatto registrare un aumento di produzione del 5,5% accompagnato da un aumento del 3% della Plv. Sul fronte della produzione vitivinicola, ad un aumento vicino al 10% della produzione di vino, corrisponde un calo del 7% del valore complessivo delle uve. Ben più pesante il calo del valore dei cereali, crollati del 30%, nonostante siano diminuiti le maggiori produzioni, come frumento tenero (–1%), frumento duro (–24%), mais (–17%), orzo (–7%); solo il sorgo ha fatto registrare un aumento del 22%. In controtendenza solo le piante industriali (+5%) grazie ai buoni risultati di pomodoro e barbabietole da zucchero.
Il trend negativo dell’ortofrutta, che prosegue da alcuni anni, si sta ripercuotendo pesantemente anche sulla struttura dell’agricoltura e sulle coltivazioni. Anni di risultati difficili hanno portato ad un calo delle produzioni ad alta specializzazione, per cui il terreno investito a frutta dal 2000 ad oggi è diminuito dei 9.000 ettari da 86 mila a 77 mila. Un calo ancora più evidente se si pensa che i vigneti fanno registrare nello stesso periodo 7.000 ettari in meno (da 63 mila a 56 mila ettari).
Anche se è presto per un bilancio più che attendibile, la stima della Plv zootecnica prevede per quest’anno un ulteriore calo di circa il 3,5%. Il settore degli allevamenti, che all’inizio del 2000 rappresentava il 50% della Plv regionale, oggi ha perso il suo peso percentuale, a causa dei prezzi della carne, soprattutto sul fronte suinicolo, e del prezzo del latte, sia alimentare sia destinato alla produzione di formaggi. Il prezzo alla stalla del latte alimentare nell’ultimo anno ha oscillato tra i 25 e i 32 centesimi di euro al quintale, decisamente al di sotto dei costi di produzione. Il Parmigiano Reggiano, nonostante una leggera ripresa nell’ultima parte dell’anno, continua a realizzare prezzi da fallimento per gli allevamenti, molti dei quali rischiano di chiudere. La suinicoltura, con i prezzi depressi al livello di un euro al chilogrammo, ha ricevuto quest’anno un ulteriore colpo dalla nuova influenza “A”, inizialmente definita “suina”, che ha portato ad un calo dei consumi e di conseguenza dei prezzi. Quella della suinicoltura è una crisi che nella nostra regione è partita all’inizio del 2000, ed ha portato negli ultimi anni alla chiusura di molti allevamenti, passati dai 1.300 di una decina di anni fa ai 1.000 attuali.

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